Non si può certo dire che la signora Fornero goda di molta popolarità.

A sua scusante dobbiamo dire che è stata incaricata dal suo diretto superiore, Mario Monti, della gestione della parte meno digeribile del complessivamente pesante programma “di risanamento” che questo governo sta tentando di portare avanti in omaggio ad interessi e desideri della finanza internazionale.

Anche in tale difficile ruolo, però, ci si sarebbe potuto aspettare, da una docente universitaria di un certo spessore accademico e dal pianto facile, una maggiore attenzione, carica al tempo stesso di umana compassione e scientifica inossidabilità, alle ragioni delle persone colpite, in un modo o nell’altro, dai provvedimenti antipopolari di questo governo.

Invece niente.

Anzi, gaffes su gaffes e non solo gaffes. Ma anche errori, superficialità, leggerezze. Suscettibili di conseguenze molto gravi su migliaia e migliaia di persone.

Anche le gaffes, peraltro, sono abbastanza indicative di una mentalità. Assolutamente retrograda e sbagliata. Prendete il caso dei giovani che sarebbero troppo “choosy” (che tradurremo con “schizzinosi”). Battuta assolutamente infelice. Per una serie di motivi:

1. Perché viene a cadere in una situazione di crescente disoccupazione giovanile, nella quale i giovani già da tempo si adattano a fare qualsiasi mestiere pur di guadagnare qualcosa. E continuano ciò nonostante a non potersi permettere nessun progetto di vita.

2. Perché l’esortazione è perfettamente in linea con un governo che sta svendendo al miglior offerente tutto ciò che l’Italia ha prodotto. In quest’ottica è perfettamente comprensibile che la Fornero esorti i giovani a fare qualsiasi cosa. Tanto si possono scordare un lavoro di qualità ma anche un Paese di qualità. Né l’uno né l’altro rientrano infatti nei programmi dei potentati finanziari di cui la stessa Fornero è portavoce, sia pure in seconda dopo il suo capo Monti.

3. Particolarmente grave la circostanza che tale battuta sia stata fatta da una persona che, istituzionalmente, dovrebbe essere responsabile per le politiche del lavoro, cioè appunto per creare opportunità di lavoro per i giovani. Ciò conferma l’assoluta mancanza di idee e di volontà politica del governo al riguardo.

Fin qui, peraltro, ci siamo limitati ad esaminare una battuta, particolarmente infelice e sintomatica.

Non è che sul piano dei fatti le cose vadano meglio.

Prendiamone in considerazione due.

Il primo è il tremendo pasticciaccio degli esodati. A tutt’oggi non si capisce se la loro situazione, e parliamo di decine di migliaia di famiglie in gravi difficoltà, potrà finalmente essere sanata. Sorgono in continuazione difficoltà e problemi di ogni genere. Alla radice, però, e questo dev’essere ben chiaro, c’è un inescusabile errore della pubblica amministrazione responsabile e del governo Monti. I quali, spinti dal sacro furore della cassa, da farsi ad ogni costo anche, se com’è noto, l’INPS è in pareggio, si dedicavano a tagliare selvaggiamente le pensioni, senza neanche verificare se, coloro che venivano i tal modo ad essere privati del diritto alla pensione, non fossero stati al tempo stesso privati anche del lavoro. Per tali sfortunate persone si è anche coniato un neologismo, quello di esodati.

In un qualsiasi Paese, più o meno civile, un errore di questo genere sarebbe costato la testa del governo in carica. E si sarebbe immediatamente provveduto a salvaguardare i singoli vittime di questo incredibile errore.

Che in Italia ciò non sia avvenuto la dice lunga sulla qualità di questo governo, dei partiti (compreso ovviamente il Pd) che lo appoggiano, e di buona parte dei sindacati.

Davvero incredibile che ancora non si riesca a capire quanti siano gli “esodati”.

Occorre concordare, al riguardo, con Luciano Gallino il quale, su Repubblica di oggi, afferma che “quale che sia la cifra finale cui si arriverà, resta il fatto che per troppe famiglie si è aperto un incubo. Qualcuno nei governi o negli uffici dei ministeri preposti ha un’idea di che cosa significhi per una famiglia che deve contare, per sopravvivere, su un reddito di lavoro che sta per trasformarsi in una pensione. Venire a sapere che forse, ma non si sa bene, potrebbe non ricevere né l’uno né l’altro? E restare per mesi e mesi in uno stato di cieca insicurezza circa il proprio destino?… Tecnici o non tecnici, non è così che si fanno le leggi”.

L’altro recente fatto grave che riguarda la Fornero è poi che si è scoperto, dopo denuncia dei lavoratori, come, nell’Isfol, istituto di ricerca controllato dal  suo ministero, lavorassero in modo irregolare molti precari, falsi co.co.co., espediente da quattro soldi abitualmente utilizzato da aziende truffaldine per aggirare la normativa sul lavoro. Eppure, in questo caso, da parte di chi istituzionalmente dovrebbe essere tenuto a far rispettare le leggi in materia.

Questa è l’Italia di Monti, di Fornero e di chi li appoggia. Fare uscire fuori un’Italia migliore, basata sul rispetto dei diritti acquisiti e delle leggi, è compito necessario ed urgente per evitare il degrado definitivo e irrimediabile.