Ladies and gentleman ecco a voi Obagevi: voce e basso Vittorio Marchetti, Francesco “Babe” Baiesi chitarra e cori e Luca Rizzoli alla batteria. Giovanissima band bolognese, ventun anni i due della ritmica mentre l’anziano alle sei corde ne conta ben ventidue. I tre hanno appena dato alla luce la loro ultima fatica Nel momento in cui parlo del fuoco distribuito dalla Front of House Records. Dieci tracce fresche, dirette e originali fatte di armonizzazioni e arrangiamenti gustosi che mescolano senza presunzione blues, funky e grunge. Alla prima presentazione in pubblico dell’album non hanno deluso, tutt’altro. In questa intervista (corredata dal video del loro primo singolo A Kuala Lumpur che gli è costato ossa rotte e terrore) si sono raccontati nella stessa maniera in cui suonano – schietta, senza orpelli.

Siete molto giovani, ma questo “Nel momento in cui parlo del fuoco” suona già molto maturo. Qual’è stato il percorso artistico che vi ha portato a questi risultati?

È dal 2006 che suoniamo insieme, ci siamo conosciuti al liceo e abbiamo da subito cominciato a scrivere pezzi, registrati nel 2008 nell’album “La Nuovissima” e nel 2010 nell’EP “Voglio Sembri”, entrambi autoprodotti. Dopo qualche cambio di formazione siamo diventati quelli di adesso e abbiamo scritto “Nel Momento In Cui Parlo Del Fuoco”, la prima release ufficiale per FOH Records. Siamo partiti con l’idea del do it yourself, convinti di registrare il disco nel nostro “studio”, con le nostre forze. A riprese ultimate è poi subentrata Front Of House Records, la label con la quale è cominciata una stretta collaborazione che ci ha portato ad ultimare il lavoro al Morphing Studio e poi alla pubblicazione e distribuzione dell’album.

Come avviene la composizione dei brani?

Comincia tutto da Vittorio che porta in saletta l’idea, una bozza della canzone, ed insieme la costruiamo e arrangiamo – che è la cosa più divertente in assoluto. Per darle forma a volte ci vuole un sacco di tempo, altre invece basta suonarla una volta; dipende. Vittorio scrive anche i testi, gli vengono fuori insieme alla musica, contemporaneamente.

Il risultato finale rispecchia l’idea che avevate in mente prima di entrare in studio?

In realtà la produzione del disco è durata tanto, quasi un anno, e mentre i pezzi continuavano (e continuano tuttora) ad evolversi, le registrazioni rimanevano lì nel cassetto, in attesa di essere completate. Questa stagionatura ha fatto sì che l’idea iniziale dei pezzi e dei suoni sia inevitabilmente cambiata, ma il messaggio e la passione con cui sono stati scritti erano chiari fin dall’inizio e sono venuti incisi insieme alle canzoni. Questo è l’importante.

Quali sono i vostri riferimenti musicali – esteri e italiani?

Sono davvero tanti, sia italiani che esteri. In questo disco c’è un po’ tutta la musica che ci piace .Ci piace citare i Fratelli Calafuria per l’Italia e i Team Me, norvegesi, per l’estero. Entrambi ultimamente ci hanno dato parecchia ispirazione, ma dobbiamo molto anche a tutta la scena bolognese, in particolare a quella di qualche anno fa.

Esiste una nuova scena bolognese, e se sì che rapporto avete con questa?

Esiste, esiste eccome. A Bologna c’è un po’ di tutto, è così da sempre. Forse ultimamente la scena è ancora più eterogenea che in passato, in questo sta il suo pregio e il suo difetto. Esistono un sacco di gruppi che meritano, esistono un sacco di strutture all’altezza della situazione, una tra tutte la stessa FOH Records, che nasce proprio per valorizzare ed aiutare a crescere la scena bolognese. La scena vive, vive di brutto.

In Punto G cantate”A volte mi chiedo cosa devo pensare della mia generazione/i nostri valori sono la famiglia e la soddisfazione” e poi continuate “La soddisfazione è nel tuo c[…]o”. Quanto è ironica questa affermazione, chi critica questa affermazione, contro chi e cosa si scaglia?

E’ una frase che vuole mettere in risalto come i giovani siano legati alle tradizioni comode, alla famiglia benestante, ai comfort. Le soddisfazioni sono quelle personali, sono i successi che le famiglie obbligano a fare ai figli. è un concetto che è stato difficile riassumere in due versi e forse non rende come dovrebbe. Può sembrare strano ma “la soddisfazione è nel tuo c[…]o” è una frase che si presta a diverse interpretazioni. La nostra preferita è che le soddisfazioni personali bisogna infilarsele lì.

So che durante la registrazione del vostro primo singolo “A Kualalumpur” si è verificato un serio incidente che ha visto anche l’intervento di un elicottero del pronto soccorso. Ci potete raccontare come è andata?

Stavamo appunto cercando di andare a Kuala Lumpur a bordo di un fiammante frigorifero con le ruote che ci eravamo costruiti appositamente per la registrazione del video. Era tutto pronto per la partenza ma qualcosa è andato storto, invece di ritrovarci in una spiaggia in Malesia ci siamo trovati all’ospedale mezzi fracassati. Ce la siamo vista brutta, potevamo farci male sul serio. Malgrado l’idea assurda e un epilogo non proprio lieto, ci è andata fatta bene.

“Nel momento in cui parlo del fuoco” è appena uscito, al release party avete riscosso grandi consensi. Quali sono adesso le vostre aspettative?

Ora le aspettative sono quelle di portare in giro la nostra musica il più possibile, magari condividere il palco con gli Artisti, quelli grossi, quelli che abbiamo sempre visto da sotto il palco. Sta di fatto che se Kuala Lumpur è davvero come ce la immaginiamo, farci un saltino non sarebbe poi così male.