Band nata nel 2007, i MasCara nel maggio scorso hanno dato alla luce il loro disco d’esordio intitolato “Tutti usciamo di casa”, un concept album sul passaggio all’età adulta con i suoi alti e bassi, con gli slanci e gli strappi, ma anche con la presa di coscienza e il tirare le somme di un periodo che sicuramente fa della fantasia il motore principale. Cosa rimane dei ricordi e dei sogni adolescenziali se non dei Miti? Mitizziamo il passato, lo rendiamo più grande, come se raccontassimo qualcosa che sa di leggenda e che appartiene a un passato che è senza tempo.
“Nella stesura del disco stavamo cambiando a una velocità impressionante, forse eravamo nel momento ‘Presa di Coscienza’ e quindi è stato naturale scriverlo con questo sguardo. Di chi vede i passaggi ormai sul finire ed è già con il piede nel mondo dei giovani adulti – ci racconta Lucantonio Fusaro (voce, chitarra) che abbiamo intervistato per l’occasione – L’abbiamo scritto come un ‘Grazie’ a quel periodo, ai nostri cari.
È come se avessimo detto, abbiamo finito di lottare con voi e vi abbiamo capiti, ora è il turno di spostare la nostra guerra verso il mondo adulto in modo da collocarci nel mondo. ‘Tutti usciamo di casa’ è un titolo che rappresenta due cose un dato di fatto ineluttabile comune a tutti gli uomini e le donne, ma anche un Invito. È il nostro tempo, il nostro turno e arriva sempre il momento di dire è ora di affrontare il mondo”.

Lucantonio mi parleresti della band, di come nasce e qual è il significato del nome che avete scelto?
Quella dei MasCara è una di quelle storie “classiche” dove due ex compagni di scuola si reincontrano per caso e decidono quasi per gioco di iniziare a scrivere canzoni proprie. Per la scelta del nome, il caso ci ha bussato alla porta e con il tempo abbiamo continuato a riempirlo di senso e oggi troviamo che sia una parola affascinante e sottovalutata. È vero, oggi è una parola comune che richiama un oggetto comune, semplice, ma in verità è un termine che ha origini popolari di diversa provenienza e richiama al mondo delle maschere dell’identità celata e questo credo che appartenga alla nostra musica, apparentemente semplice e melodica che sotto ha una stratificazione di suoni e di significati più profonda. Ci piace la sottovalutazione. L’effetto sorpresa è più potente. In più, l’aver ingigantito la C per questioni di logo, dà come risultato due parole spagnole Mas (molto) Cara (che sta a cuore) o almeno speriamo sia una corretta interpretazione, e anche qui ci ritroviamo molto. La nostra musica è vitale e umana, l’uomo è al centro del nostro universo. La vita umana ci sta molto (mas) a cuore (Cara). 

Come nascono le vostre canzoni?
Nel disco ci sono molti approcci diversi, a volte si parte da riff altre volte da intere parti strumentali per poi mettere il testo, in altri casi sono io a portare un brano finito chitarra e voce e poi passiamo all’arrangiamento. Solitamente l’impronta principale o la bozza la facciamo insieme io e Claudio Piperissa (chitarra), abbiamo affinato con il tempo una sinergia che ci permette di esprimere quello che vogliamo con pochi elementi e poi di svilupparlo con gli altri.

È un disco con un’impronta dark… fortemente contaminato da influenze New Wave e Post Rock. Quali sono le vostre influenze musicali?
Sicuramente c’è questa bruma scura che aleggia e poi si dirada, poi ritorna, lascia passare la luce e poi la ricaccia indietro verso il sole. C’è questo senso profondamente umano nella musica che facciamo e quindi ha diversi umori che si mescolano. Noi ci riferiamo a band passate, ma anche al mondo contemporaneo. Quando abbiamo iniziato c’erano tutte queste band come Editors, Sigur Rós, Mew, Glasvegas che stavano riempiendo le radio e i canali televisivi, sembrava davvero che ci fosse uno spazio aperto e sensibile verso il mondo indie con il broncio, ma con un’epicità viscerale e scintillante. Ne siamo rimasti folgorati e abbiamo continuato a seguire l’istinto. Certe cose ti smuovono perché colpiscono la tua sensibilità, da lì però costruisci la tua identità musicale cercando di tenere quel filo che segui come una rotta a cui cerchi di dare la tua forma che sia personale e che ti rappresenti. Non vogliamo essere la copia di niente in particolare, ma accostarci a band come quelle è sempre lusinghiero e spesso ci è accaduto lo facessero. Ci piace anche quando a noi si riferiscono come una band che raccoglie il testimone o che potenzialmente lo sta facendo, di una tradizione italiana di new waver con i primi Litfiba o i Diaframma fino ad arrivare al rock alternativo tutto come gli Scisma o i Marlene Kunz. Io non so se e quanto questo è vero, ma noi ne saremmo davvero fieri.

Quali erano le sensazioni che avevate mentre lo registravate?
Eravamo in estasi. Il primo Ep L’amore e la filosofia uscito due anni prima era stato davvero come le prove generali prima della battaglia, ci aveva formato, fatto qualche livido, ma insegnato molto. Matteo Cantaluppi che è il nostro produttore, ha creduto da subito in noi e ci ha assecondato nei nostri deliri. Siamo molto pignoli e a volte vorremmo realizzare così tanto i nostri desideri da cercare in maniera assidua la maniera di realizzarli. Abbiamo fortemente voluto che fosse un album con collaborazioni e che fosse pieno di suoni e strumentisti. Nel disco suonano ben 15 persone oltre a noi e i fonici che si sono divisi i mixaggi sono ben 3 oltre lo stesso Matteo. È un album pieno, denso e stratificato, fatto per crescere e ogni volta che uno strumento metteva la sua impronta sentivamo la forza che volevamo imprimere, materializzarsi sotto i nostri occhi. Essere in studio e creare le tue idee, farle diventare vive è un’esperienza incredibile. Matteo è stato sempre convinto e forse ci ha convinti tutti di aver scritto un bellissimo album d’esordio, sperando di non suonare presuntuoso nell’affermare questa cosa.

Quali sono le vostre aspettative al riguardo?
Il disco è uscito a maggio e da allora, e soprattutto in questo periodo, stiamo continuando ad aumentare la nostra soddisfazione. Le recensioni ricevute sono tutte positive, non senza critiche, ma comunque tutti apprezzano il lavoro fatto, l’intensità e la sincerità che traspare sia dalle parole sia dalla musica. I live sono aumentati a vista d’occhio nel corso dei mesi e persino le collaborazioni o l’incontro con i musicisti che apprezziamo e con i quali abbiamo potuto condividere il palco, penso a Federico Fiumani o a Giorgio Canali. Ci aspettiamo che in primavera, quando finiremo il tour, saremo pronti per il prossimo lavoro che credo sarà con una marcia diversa rispetto a Tutti Usciamo Di Casa

Cos’è che vorreste che, chi ascolta il vostro disco, recepisca?
C’è così tanta umanità che ci piacerebbe che si attaccasse all’anima e non solo alle orecchie di chi ascolta. Ognuno può leggere e riempire del proprio vissuto queste storie, metterci i suoi volti, le proprie foto. L’onestà, ma la potenza che volevamo imprimere ci auguriamo arrivi in quello spazio che c’è tra lo stomaco e il cuore, salire piano ma a passo deciso verso il mondo dei ricordi.

Di fatto, sia fra musicisti più navigati sia fra i più giovani si avverte un senso di frustrazione nei confronti dello stato attuale in cui versa la musica. Lo pensate anche voi? Quali credete possano essere le soluzioni per risollevare le sorti della musica?
Crediamo che si è più frustrati se si perdono le forze e le motivazioni per seguire questa strada. Non possiamo stare qui pensando di diventare miliardari con la musica, è sciocco e improduttivo. Se uno deve fare soldi conviene faccia il politico o il ladro. Se invece uno vuole lavorare si fa il famoso culo e se le cose non vanno deve tirare i remi in barca. Quanti sono quelli che possono fare atletica leggera e vincere una medaglia d’oro? Pochi giusto? Ecco noi abbiamo un approccio di questo tipo. Sappiamo che è dura, ma se vogliamo riuscire dobbiamo arrivare fino in fondo, se poi non ce la facciamo, bè, almeno ci abbiamo provato. Noi MasCara amiamo prima di tutto quello che facciamo, lo pensiamo, lo programmiamo, facciamo ragionamenti su costi e benefici come se avessimo un’azienda o un’impresa. Una band è un’impresa nel senso più nobile e meno economico del termine. Quindi la soluzione è che chi ha voglia di fare si faccia in quattro per trovare soluzioni alternative, per rendere la propria musica qualcosa di unico e inimitabile, qualcosa di cui innamorarsi. Non crediamo nell’elemosina né nel trovare la pagliacciata… parliamo di voglia di mettersi in gioco pensando notte e giorno a come farsi spazio e come mantenere la propria dignità artistica. Non siamo contro né ai reality né a Sanremo né a tutto il mercato musicale. Siamo contro la poca voglia di fare sacrifici e al poco coraggio. Tutto il resto affossa la musica. Il coraggio… quello salva sempre.

Ci sono questioni politiche che vi stanno particolarmente a cuore?
Sì uno. Non è la rottamazione, ma è il passaggio di testimone. Crediamo che la via in questo Paese sia riassunta così. O questi tra un po’ ce lo danno o il rischio è che , prima o poi, ci saltino i nervi.

Avete date in programma?
Abbiamo un Tour che è in continua evoluzione, per ora abbiamo stilato la seconda parte che arriva fino a gennaio 2013 e che ci vedrà il 16 novembre a Novara, il 23 al Circolo Arci Agorà Cusano Milanino, il 13 dicembre a Milano, il 21 dicembre a Legnano e a gennaio al Twiggy di Varese con Dellera. Tutte le date le trovate su facebook MasCara o sul sito www.mascarawave.it