Il buco nero in cui si è infilato l’aeroporto Catullo di Verona sembra ben lontano dal chiudersi. Proprio in questi giorni è arrivata la conferma da parte della direzione della Società che gestisce lo scalo scaligero e anche quello di Montichiari, di aver fatto richiesta della cassa integrazione ordinaria per cento dipendenti su duecento in organico. All’inizio, il piano di risanamento prevedeva una quarantina di richieste, ma la situazione pesantissima di bilancio, con un passivo 2011 pari a 26,6 milioni di euro, non sembra dare altra scelta ai vertici. Non è detto che l’azienda utilizzi tutta la cassa integrazione richiesta, ma intanto a questi probabili cento lavoratori vanno senz’altro aggiunti i duecento di Avio Handling, società di servizi a terra liquidata qualche tempo fa perché in perdita per 5 milioni di euro. Attualmente questi lavoratori vivono in un limbo d’incertezza aggrappati alla speranza che la nuova società di handling subentrante (ancora non si sa chi sia) li riassuma, molto probabilmente a condizioni economiche peggiori per loro.

L’enorme buco in bilancio del Catullo va risanato, ma a parte i tagli di personale e servizi, si fatica a vedere un piano di rilancio dell’aeroporto. E i sindacati denunciano proprio la mancanza di questo strumento. Lucia Perina della Uil sottolinea, sull’Arena, che “sembra ormai inevitabile che i lavoratori del Catullo paghino con la cassa integrazione una gestione dissennata degli ultimi anni. E allora bisogna sgombrare il campo dagli equivoci. La società deve chiarire se ha un progetto per risanare l’aeroporto o se deve abbassare i costi in attesa di un miracolo”.

Ma nella lettera in cui il direttore generale della società Catullo Spa, Carmine Bassetti, fa richiesta della cig di un piano di rilancio non c’è neppure l’ombra. Vengono invece spiegate le cause che hanno portato alla disastrosa situazione economica. Il buco da 26,6 milioni di euro è stato causato da una gestione dissennata del passato, sotto inchiesta penale. E Avio Handling, liquidata in fretta, non è certo l’unica falla. A questa bisogna aggiungere la sciagurata idea di accollarsi la gestione dell’aeroporto di Montichiari, praticamente inattivo e in continua perdita (nel 2011 ha pesato in negativo per 9 milioni di euro), il contratto capestro con Ryanair, risolto qualche mese fa, ma capace di succhiare dalle casse del Catullo 7 milioni di euro l’anno. Senza scordare la pesante flessione del segmento charter che ha fatto registrare nel 2012 una perdita di circa 150 mila passeggeri sul 2011 a causa della instabilità politica del Medio Oriente.