Onore a Sky che è riuscita a radunare i cinque candidati per le primarie del centrosinistra, che poi andranno a nozze insieme o separati, ma che comunque avviano la campagna elettorale per le politiche di primavera. Onore a Sky che è riuscita a convincere Pier Luigi Bersani a schiodarsi da una posizione comoda e riflessiva.

Quella del candidato già vincitore, trascinato da un’organizzazione radicata su quelli che chiamano territori e attraverso quelle che non si chiamano più sezioni. Il Partito democratico ha spalancato la finestra nel palazzo, entra aria buona e più o meno pulita: discutono, si insultano, si studiano.

E però Bersani resta quasi immobile. Ben lieto di farsi ospitare da Massimo Giletti nel contenitore domenicale, dove di solito intervistano zio Michele. Un colpettino televisivo, dicono, pensato e architettato da quel genio di Simona Ercolani, che, a differenza del marito Fabrizio Rondolino (renziano), preferisce il segretario e lo aiuta. Non è facile. Oppure basta poco.

Perché Bersani la televisione o la prende in giro (in senso positivo andando a trovare Maurizio Crozza) o la evita per non rischiare di perdere consensi. Onore a Sky, non c’è dubbio, che domani sera avrà in studio tre facce notissime in questo momento (Bersani, Vendola e Renzi) e due che vengono sistematicamente ignorate perché già declassate a semplici com-primari (Puppato e Tabacci) che fa pure rima con primarie.

L’ultima volta, che l’ex ministro di Romano Prodi ricorda con il magone, fu nel tinello di Youdem contro Dario Franceschini per ottenere la scomoda eredità di Walter Veltroni. Perché Youdem, allora? Perché Sky, oggi? Perché un unico duello a unica ripresa e non qualche replica in più? La risposta va cercata ai tempi di Youdem: Bersani ha paura di perdere, che è comprensibile, ma soprattutto ha paura di perdere punti nei sondaggi con lo scontro diretto fra Renzi e Vendola. Quattro candidati tranne uno, cioè il segretario, si sono dichiarati disponibile per un programma Rai, che può andare dal solito Porta a Porta ad Agorà di Andrea Vianello. Nel gruppo, proprio Bersani è il protagonista che conta qualcosa in viale Mazzini. E dunque la televisione pubblica, notoriamente non interessata agli eventi, non si è nemmeno proposta per la gran partita nel centrosinistra. Strano.

Bersani ha preferito Sky che, nonostante il sostegno di Cielo sul digitale terrestre, non avrà mai il pubblico Rai e nemmeno il pubblico di La7. Le richieste di Bersani non si sono fermate soltanto al campo da gioco. Il segretario ha anche imposto il calendario: meglio di lunedì sera, meglio adesso, lontano due settimane dal primo turno. Un danno sarà attutito. In fondo, persino Barack Obama ha recuperato l’infortunio televisivo dell’esordio. Forse queste sono quisquilie e non contano per la competizione, e forse non appassionano gli elettori di centrosinistra, ma non sarebbe un vantaggio conoscere meglio la Puppato o Tabacci, vederli andare d’accordo o scannarsi su lavoro, ricerca, diritti, economia? Forse. Grazie al Cielo, per Bersani, non sarà così.

@Teccecarlo

Il Fatto Quotidiano, 11 Novembre 2012