Caro Beppe, mi permetto di rispondere al tuo post ‘C’è del marcio a Bruxelles’ pubblicato il 9 novembre sul tuo blog. Lo faccio proprio da Bruxelles premettendo che non è mia intenzione né difendere né attaccare l’Ue, ma solo fare qualche precisazione.

La prima cosa che è bene tenere a mente è concettuale ma fondamentale: con la sigla “Ue” si fa troppo spesso confusione. Mi spiego: l’Unione europea ha sostanzialmente due anime, una comunitaria e una intragovernativa. Questo vuol dire che ogni decisione che viene presa a Bruxelles deve ricevere due ‘ok’: quello delle istituzioni Ue (Parlamento e Commissione) e quello degli Stati membri (riuniti nel Consiglio).

Oggi l’intero processo legislativo è sbilanciato a vantaggio del Consiglio, il che vuol dire che sono gli Stati membri ad avere più voce in capitolo nelle questioni che contano.

Prendiamo l’attuale crisi: i ritardi e i bisticci che si sono creati negli ultimi mesi sono stati imputati a questo concetto un po’ astratto che è ‘l’Ue’, ma in realtà tutto è sempre stato causato dai diversi interessi degli ‘Stati membri’. Attenzione però (ed ecco perché è importante questo concetto): grazie a questa confusione di termini, i governi nazionali (Germania, Francia, Italia ecc…) hanno sempre avuto un capro espiatorio perfetto, l’Ue appunto. Facciamo un esempio pratico: le misure draconiane imposte alla Grecia da parte dell’Ue (altro discorso vale per Bce e Fmi) sono state sì decise a livello europeo, ma si tratta del risultato delle condizioni imposte dai Paesi più rigorosi dal punto di vista budgetario, in primis la Germania (ma anche Finlandia e Paesi Bassi). 

Andiamo avanti. Hai ragione quando dici che “i partiti italiani usano la Ue come un alibi, alla bisogna, quando serve”. Ma di questo sono forse responsabili le istituzioni europee? Hai anche ragione quando dici che dell’Ue “si sa poco o nulla”, ma anche in questo caso il motivo va cercato a livello nazionale. Dell’Ue si sa poco perché questo fa comodo ai nostri governi, così possono usare l’Ue a proprio piacimento, addossandole le responsabilità delle decisioni impopolari e prendendosi i meriti di quelle popolari. A questo si aggiunge, purtroppo, una classe giornalistica non sempre preparata a parlare di Ue e troppo concentrata sul teatrino della politica nostrana alla birra e fagioli.

Torniamo alle istituzioni europee. Al Parlamento europeo, come dici ti, ci sono ‘personaggi’ forse non politicamente all’altezza. Il fatto è che questi politici sono stati votati con ‘preferenza diretta’, il che vuol dire che qualche migliaio di persone, piaccia oppure meno, ce li ha mandati. Alla Commissione europea, invece, si accede tramite concorso pubblico, con eccezione dei Commissari europei nominati dai governi nazionali e poi approvati a livello comunitario.

Come tutte le realtà politiche,la Ue (intesa come meccanismo decisionale comunitario) non è perfetta. Ci sono poteri forti che fanno lobby, persone che dovrebbero cambiare lavoro, politiche discutibili, grossi squilibri, corruzione e così via. Ma guardiamo l’altra faccia della medaglia. L’esempio che hai fatto tu, la legge anti corruzione del 1999, con l’Ue non centra, visto che viene dal ‘Consiglio d’Europa’ un’organizzazione internazionale composta da 47 Stati. Tuttavia l’elenco delle buone politiche è lungo, dai miliardi di euro che finiscono nelle zone periferiche d’Europa (e non solo in Italia), alle decine di programmi ambientali e tutele imposte (discariche, rifiuti, acqua, emissioni di Pm10 e così via), dalla libera circolazione di persone e merci, all’aiuto economico alle zone colpite da disastri naturali (il quasi stop dei soldi destinati all’Emilia-Romagna di questi giorni era stato chiesto da cinque Paesi e non dall’Ue) al rispetto dei diritti umani di base.

I finanziamenti meriterebbero un capitolo a parte. L’Italia ha un conto in rosso perché non sfrutta come si deve i soldi dell’Ue, o non li chiede affatto o fa una programmazione sbagliata. In questo caso bisogna prendersela sia con Roma che con le Regioni colpevoli di corruzione o di incompetenza. Capitolo ‘multe’, unico strumento punitivo dell’Ue (che altro metodo si potrebbe usare?). Anche qui, la colpa è dell’Ue che cerca di far rispettare le regole o delle amministrazioni italiane colpevoli di infrangerle (a danno poi dei cittadini)?

Insomma, gli spunti di riflessione sono molti. Per far sì che l’Unione europea evolva nell’interesse dei cittadini vale la pena di capire bene come funziona per cercare di ‘usarla’ in nome dell’interesse comune. I poteri forti lo hanno capito benissimo, e per questo dialogano quotidianamente con i suoi protagonisti per fare i “loro” di interessi. Se noi cittadini, invece, ce ne laviamo le mani, accusiamo, insultiamo e sbattiamo porte, non solo sprechiamo una possibilità d’oro per contribuire a costruire l’Europa che sarà (nel nostro interesse), ma facciamo proprio gli interessi di quelli che, politici e poteri forti, vogliono mantenerci nella più completa ignoranza.

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@AlessioPisano