Lo hanno assolto con formula piena. Vasco Errani e l’intera classe dirigente del Pd tirano un respiro di sollievo, non ci sono dubbi. Una condanna sarebbe stata letale per un uomo che ha fatto della passionaccia politica un’intera esistenza.

Chiuse in parte le pendenze con la magistratura – non è escluso che i pm facciano appello alla sentenza – Errani ora deve sciogliere alcuni nodi che non sono di secondaria importanza e che riguardano i troppi incarichi che ha. È presidente della giunta regionale da tre mandati e la sua longevità è pari solo a quella di Roberto Formigoni.

Un impegno non da poco, al quale si è aggiunto quello di commissario straordinario per l’emergenza terremoto: un ruolo che praticamente gli affida pieni poteri nella gestione dei fondi per la ricostruzione. E’ anche al vertice della conferenza dei presidenti di Regione e, come se non bastasse, è l’uomo che fa funzionare la macchina elettorale del segretario del Pd Pier Luigi Bersani alle primarie. Non un ruolo a caso: le primarie – i due protagonisti lo sanno bene – si decidono in Emilia Romagna.

Può Errani, con tutta la passione e la competenza possibile, stare dietro a una mole di impegni del genere? Ma soprattutto, nell’ipotesi che Bersani vinca le primarie, il suo ruolo di governatore in scadenza e senza più possibilità di candidarsi basterebbe a soddisfare il suo ego?

Molti dubbi che oggi, archiviata la sua posizione più complicata, quella giudiziaria, Errani deve rendere noti. E se lo facesse tra qualche mese, a giochi fatti, non avrebbe lo stesso sapore.