La commissione Giustizia del Senato ha approvato il ddl Diffamazione nella versione rivista e corretta dal presidente Filippo Berselli. Hanno votato contro solo Api e Lega. Tutti gli emendamenti sono stati ritirati e verranno ripresentati per l’aula. “Sono molto soddisfatto, il mio testo è passato senza modifiche. I 10 emendamenti che erano stati presentati al provvedimento sono stati ritirati e molto probabilmente verranno ripresentati per l’Aula”, commenta Berselli.

“Anche sul fronte – sottolinea – dei soli dieci emendamenti illustrati, è stato dato il parere, ma diversi sono stati ritirati e nessuno è stato messo in votazione, anche se probabilmente in aula verranno ripresentati. Comunque, tutto lascia ben sperare: se l’accordo politico in commissione ha retto al 100%, confido che l’aula lo confermi”. Il Pd non ha presentato emendamenti, tranne due di Vincenzo Vita a titolo personale: per la diminuzione delle sanzioni pecuniarie ad un massimo di 20mila euro e perchè il giudice nella valutazione dei fatti tenga conto della complessità della notizia che ha dato origine al fatto. “Li ho ritirati ma li ripresenterò in aula”, dice il senatore democratico, che aggiunge: “Ce ne sarà un altro in cui chiedo l’eliminazione dell’aumento di pena nel caso l’offesa sia indirizzata ad un corpo politico, amministrativo, ecc.”. Felice Casson, vice presidente del gruppo Pd, conferma la tenuta dell’intesa e precisa: “La struttura tiene, le uniche modifiche riguarderanno alcune norme di collegamento che potranno integrare il testo”.

Nel testo approvato si dice no al carcere per i giornalisti che diffamano e si fissa a 50.000 euro il tetto massimo per la cauzione pecuniaria. Per quanto riguarda la rettifica, questa dovrà essere pubblicata immediatamente e senza commenti.

Proprio questo è il nodo che preoccupa maggiormente direttori e grafici di giornali. Nella versione di Berselli, infatti, nella parte in cui si parla della modalità con cui debba venire pubblicata la rettifica, si tolgono le parole “purchè contenute entro i limiti di 30 righe” per sostituirle con la frase “con lo stesso rilievo e nella medesima collocazione” della notizia giudicata diffamante. Aggiungendo poi che le rettifiche dovranno essere pubblicate “senza commento” e nella loro interezza. Il deputato Vita sul punto si è riservato di presentare delle proposte di modifiche per martedì quando il testo dovrà tornare all’esame dell’Aula del Senato.