La commissione giustizia del Senato, con il voto contrario dei senatori Casson e Vita del Pd e l’astensione dei senatori Perduca e D’Ambrosio anche loro del Pd, ha riformulato l’articolo 1 della legge sulla diffamazione, introducendo la sospensione dalla professione in caso di recidiva, in altre parole oltre a tutte le penalità già previste, penali e civili, si aggiunge ora anche la possibilità di mettere fuori dalla professione il “recidivo”.
Naturalmente continueranno, invece, ad esercitare gli spioni, quelli che dimenticano le domande, i fabbricanti di dossier, quelli che hanno pedinato e spiato i giudici che “osavano” indagare il loro editore di riferimento.

La legge sulla diffamazione, così come risulta scritta é una legge pessima che riduce ulteriormente il diritto di cronaca attraverso multe, sanzioni, minacce di espulsione, e non tutela il cittadino qualunque “diffamato” e che avrebbe bisogno di una pronta rettifica e di una immediata restituzione della dignità calpestata.

Non solo è pessimo il testo approntato dal Senato, ma ancora peggiore è il contesto nel quale il bavaglio è stato confezionato.
Al centro dell’attenzione della grande maggioranza dei parlamentari, destra in testa, ma non solo, non c’è né il cittadino diffamato, né tanto meno il cronista da tutelare contro abusi e ricatti, ma più semplicemente un desiderio di rivalsa e di vendetta contro coloro che sarebbero i responsabili dell’attuale degrado istituzionale e politico.
Costoro, si badi bene, non sono quei giornalisti che hanno omesso le notizie, nascosti i fatti, oscurati i misfatti, applaudito le peggiori nefandezze a partire dalle norme “ad personam e ad aziendam”; al contrario al centro dei risentimenti ci sono quei giornali e quei giornalisti, per la verità non moltissimi, che hanno continuato a fare il loro mestiere, a porre le domande, a collegare i fatti, a dare la parola agli indesiderati, agli sgraditi, a chi non ha mai accettato il regime dei segreti, più o meno di stato.

La nuova legge bavaglio si pone l’obiettivo di tutelare alcuni a scapito dell’articolo 21 della Costituzione e dell’interesse generale.
Dal momento che sia il Pd sia l’Italia dei Valori hanno giudicato “pessima” la legge, sarà il caso che, almeno su questo punto, conducano insieme una battaglia di opposizione, senza esclusione di colpi e ricorrendo a tutti gli strumenti previsti dal regolamento.

Nella stessa giornata, per altro, una maggioranza di centro destra, supportata da centristi di varia natura e colore, ha approvato, sempre in commissione, due pessime proposte in materia di legge elettorale e di libertà di informazione. Almeno su questi  punti, che riguardano direttamente il futuro dell’ordinamento democratico, non sarà forse il caso di rimettere insieme quanti ancora si riconoscono nella carta costituzionale?

In attesa che il miracolo si compia, Articolo21 chiederà a tutte le associazioni che hanno a cuore la libertà di informare e di essere informati, di tornare a gridare “No bavaglio” sempre, comunque, dovunque sarà possibile, sino alla convocazione di una nuova grande iniziativa nazionale che proporremo già a partire da sabato prossimo nel corso della conferenza programmatica di Articolo21 ad Acquasparta.