La Tv è sempre protagonista nel bene e nel male. Fa trovare al governo i fondi per i malati di Sla; mette a nudo la questione morale all’interno dell’Idv, vanamente posta da De Magistris, Cavalli e Sonia Alfano, dopo che Razzi e Scilipoti salvarono il governo Berlusconi.   

Con la moltiplicazione dei talk-show, la tv ha reso i politici più famosi delle star del varietà. I politologi sostengono che se oggi i partiti sono in crisi è anche colpa dell’elettrodomestico. Balle. La responsabilità è dei rappresentanti del popolo che, conquistandolo barbaricamente, l’hanno trasformato in un immondezzaio, tra parolacce, insulti e false verità, smentite il giorno dopo con il solito: “Sono strato frainteso”.   

Quando l’arancia non contiene sugo è inutile spremerla. Solo Enzo Biagi, nel suo ultimo programma, Rt Rotocalcotelevisivo, chiuse la porta ai politici, diventati una casta avariata perché sono uomini assetati e disposti a tutto per il potere. Questo significa che la politica è alla deriva? No, è viva e in movimento come non lo è mai stato dalla fine della Prima Repubblica .   

Lo dimostrano: il recupero di credibilità internazionale dopo aver toccato il fondo con Berlusconi e la sua fine, del vecchio Caimano è rimasto solo il volto mal tirato; le primarie nel centrodestra potrebbero rappresentare una ventata di democrazia se fatte alla presenza degli osservatori dell’Onu, se i nomi che circolano saranno confermati. Nel centrosinistra il camper di Renzi sta facendo molto bene al Pd: lo ha risvegliato dal lungo letargo. Il segretario Bersani ha capito che se vuole andare a Palazzo Chigi deve tornare in mezzo ai cittadini, ascoltandoli, come faceva Berlinguer, un vero leader.  

Il ciclone Grillo lo ha capito e in Sicilia lo ha anche dimostrato. Sbaglia chi lo liquida, come fanno certi intellettuali dalle mani troppo pulite, di essere nulla di più di un demagogo populista. Si può non condividerlo ma una cosa è certa non è un collaborazionista come lo sono stati in tanti nel centrosinistra che non si sono battuti per una vera legge sul conflitto di interessi, per riformare la Gasparri come richiesto dall’Unione europea, raccontando ai quattro venti che Mediaset rappresenta una risorsa per il Paese e non solo per Berlusconi.    Quando Grillo vieta ai suoi di partecipare ai salotti tv, usando termini impropri, non lo fa perché il movimento è diventato una setta, ma per tentare di cambiare quel circo mediatico che ha rappresentato la forza di Berlusconi: interviste combinate, trasmissioni corredo fatte da vestitini su misura.    È il tentativo di farla finita con la politica-fiction la cui responsabilità è da imputare a tutti quei giornalisti tv dediti alla genuflessione.

Il Fatto Quotidiano, 7 Novembre 2012