Una uscita di sicurezza e perfino una possibile immunità per il presidente siriano Bashar Assad «potrebbero essere organizzate». Lo ha detto il primo ministro britannico David Cameron in una intervista all’emittente Al Arabiya, poco prima di partire per una visita di stato in Arabia Saudita, in cui la situazione in Siria sarà uno dei temi dei colloqui con i vertici della monarchia araba.

«Ovviamente preferirei vedere tutto il peso della legge e della giustizia internazionale su di lui per quello che sta facendo – ha detto l’inquilino del numero 10 di Downing Street all’intervistatore dell’emittente degli Emirati – E di certo non gli sto offrendo un piano di uscita verso la Gran Bretagna, ma se volesse andarsene, potrebbe farlo, questo può essere organizzato». Cameron ha ripetuto che il governo di Sua Maestà sta sì aiutando i ribelli del Free Syria Army, ma con equipaggiamenti «non letali» e, per Londra, il futuro della Siria è «senza Assad, ma con garanzie e diritti per le minoranze e un futuro di pace con i paesi vicini».

Le parole del premier britannico suonano però più che altro come un desiderio, visto che nel paese i combattimenti continuano durissimi. Lunedì 50 soldati dell’esercito regolare sono stati uccisi in un attentato suicida nella provincia di Hama, nel villaggio di Zyara, secondo le cifre fornite dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. L’Osservatorio aggiunge che a condurre l’attacco suicida sarebbero stati kamikaze del Fronte al-Nusra, una formazione militare jihadista considerata responsabile anche dell’uccisione di 28 soldati dell’esercito catturati nella base aerea di Saraqeb pochi giorni fa.

Una ventina di guerriglieri anti-governativi, invece, è stata uccisa dai bombardamenti nella provincia di Idlib, mentre secondo l’agenzia stampa ufficiale siriana Sana, undici persone, civili, sono state uccise a Damasco, per l’esplosione di un’autobomba nel quartiere di Mezzeh. I feriti, aggiunge la Sana, sono alcune decine.

Nella capitale siriana, inoltre, tra domenica e lunedì, secondo fonti palestinesi citate dall’emittente qatariota Al Jazeera, almeno 31 persone sono morte nel campo profughi di Yarmouk, raggiunto da colpi di mortaio e di artiglieria. Sull’altro fronte, quello di Aleppo, i combattimenti sono stati particolarmente violenti nel quartiere di Zahraa e la Mezza Luna Rossa siriana ha fatto sapere che uno dei suoi maggiori depositi di Aleppo è stato distrutto negli scontri, con la perdita di tonnellate di materiale umanitario, comprese medicine e kit d’emergenza.

Intanto, a Doha, in Qatar, prosegue l’incontro delle opposizioni siriane che cercano di trovare un accordo per rinnovare il Consiglio nazionale per includere altri gruppi. Secondo quanto ha detto il portavoce del Consiglio Ahmad Kamel, i partecipanti hanno deciso di ridurre il numero di membri della segreteria generale del Cns da 313 a 220 per lasciare posto ad altre 200 persone che rappresentano una dozzina di gruppi politici. L’idea sembra essere quella di formare una specie di assemblea dell’opposizione, da cui poi trarre più piccoli gruppi esecutivi. Riad Seif, una delle figure prominenti del front anti-Assad, ha poi proposto – sostenuto dagli Stati Uniti – di creare una sorta di governo ombra, affidato ad ancora non meglio precisati “tecnici” – in cui il Consiglio nazionale sarà solo una delle componenti. Il nuovo organismo, che potrebbe essere formalmente creato nei prossimi due giorni di vertice in Qatar, dovrebbe assumere il nome di Iniziativa Nazionale Siriana, ma ci sono diverse componenti del “vecchio” Cns che diffidano dell’ingerenza diretta degli Usa nel processo di aggregazione dell’opposizione. Lo stesso Seif, peraltro, potrebbe emergere come il candidato più forte per il posto di presidente o di segretario dell’Iniziativa.

Sprezzanti le parole con cui il vice ministro degli Esteri del governo siriano ha bollato l’incontro di Doha: «Quando i partiti di opposizione seguono gli interessi di Israele, degli Stati Uniti e dei paesi occidentali, che sono contro la Siria, allora si raggiunge il principale obiettivo di queste conferenze, che non è altro che peggiorare la situazione in Siria», ha detto Faisal al-Miqdad, in una dichiarazione ripresa dalle agenzie di stampa internazionali.

Peggiorare fino a che punto? Lo ha indicato l’inviato speciale dell’Onu Lakhdar Brahimi che in una intervista con il quotidiano Al-Hayat ha espresso il timore che la Siria possa diventare «una nuova Somalia». «Tutti parlano del rischio della divisione della Siria – ha detto il diplomatico algerino – Io non vedo questo rischio, quanto piuttosto quello della somalizzazione del paese, il collasso di ogni governo e l’emersione di signori della guerra, milizie e gruppi combattenti».

di Joseph Zarlingo