La vera notizia di ieri è che in pieno centro di Roma c’è stata l’apoteosi dell’apologia di fascismo, e nessuno si è indignato. Poi, la notizia secondaria è che la terza carica dello Stato, che dovrebbe rappresentare tutti, avrebbe partecipato volentieri a un evento che prevedibilmente si sarebbe trasformato in un festival del saluto romano. Se non l’ha fatto, è solo perché l’hanno cacciato.

Ci sono buoni motivi per cui l’apologia di fascismo è un reato (commesso da chiunque “pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”, secondo il dettato della legge).

Lo scopo principale della norma è prevenire la ricostituzione di un partito fascista che con la sua attività politica e militare (leggi violenza squadrista) possa mettere a repentaglio la vita democratica di un paese. Ma c’è un’altra ragione per cui ritengo sia importante far rispettare la legge (e quindi denunciare ed eventualmente perseguire i responsabili del reato). L’apologia di fascismo è offensiva.

Gridare slogan fascisti sollevando in segno di saluto romano braccia tatuate di fasci littori nel corso di un rito apologetico collettivo equivale a insultare apertamente la sensibilità di tutti coloro che credono nella democrazia e disapprovano i crimini compiuti dal regime fascista. La deportazione degli ebrei, l’eliminazione fisica degli oppositori politici, la soppressione della libertà di espressione (non c’è certo bisogno di elencarli tutti).

Se un corteo andasse in giro per la città alzando cartelli con su scritto “a morte gli ebrei” (o i gay, o le donne, per dire), chiunque se ne sentirebbe offeso. Allo stesso modo, gli eventi che ieri hanno accompagnato il funerale di Pino Rauti hanno offeso molti cittadini.  

Il feretro è stato accompagnato sia all’ingresso sia all’uscita dalla chiesa da braccia tese nel saluto fascista. Centinaia di persone, sull’attenti e con le braccia tese, hanno intonato motti del ventennio mussoliniano, alternati a cori più moderni, come il “boia chi molla” che si sente ogni domenica negli stadi. Ma nessuno si è indignato.

Ci si è indignati invece per il trattamento riservato dai militanti fascisti a Gianfranco Fini, che ha ricevuto ingiurie, spintoni e, riportano i cronisti, anche sputi. Con l’approvazione, a quanto pare, dei leader della destra. Dopo il funerale, Daniela Santanché ha scritto su Twitter: “Fini, che vergogna presentarsi al funerale di una sua vittima”.

 

 

 

Santanché non è una figura politica qualsiasi: è quasi certa la sua candidatura alle primarie del Pdl, cioè di quel partito che da quasi venti anni pretende di rappresentare i “moderati” e i cattolici italiani. Ve la immaginate presidente del Pdl, e magari Presidente del Consiglio?

Pochi infine hanno notato che il Presidente della Camera, che ben conosce gli ambienti neofascisti e certamente poteva prevedere i riti apologetici che hanno accompagnato la cerimonia funebre, non abbia provato alcun disagio all’idea di prendervi parte.