Non si ferma la violenza in Siria. E’ di oltre 90 morti il bilancio dell’ennesima giornata di bombe e attacchi. I bombardamenti governativi sulle roccaforti della rivolta hanno ammazzato oltre trenta persone e tra queste si contano anche una donna e un bambino. Secondo i comitati di coordinamento locali, che riuniscono i residenti delle località colpite e solidali con la rivolta, le vittime potrebbero essere 31 e di questi almeno nove membri di un’intera famiglia nella regione settentrionale di Raqqa. Altri dieci uccisi nella regione di Damasco, nove in quella di Idlib e due in quella di Aleppo. Una rispettivamente nelle regioni di Deir az Zor e Homs. Poco fa, i comitati di coordinamento di Kfar Nabl (Idlib) hanno documentato con un filmato amatoriale (www.youtube.com/watch?v=G-do4UrRcuM) i devastanti effetti di un bombardamento aereo che ha colpito il centro cittadino danneggiando pesantemente abitazioni civili e negozi e uccidendo un numero imprecisato di persone. Nel video – la cui autenticità non può essere verificata in maniera indipendente – si vedono almeno quattro corpi di persone, due dei quali appaiono senza vita.

Intensi bombardamenti – affermano gli attivisti – proseguono senza sosta anche nei sobborghi di Damasco. Una violenta esplosione, con ogni probabilità dovuta a una bomba, è stata registrata a metà giornata a Mazzeh, sobborgo che si estende all’estrema periferia orientale di Damasco: secondo la televisione di Stato siriana l’ordigno è scoppiato in mezzo alla folla, causando quattro morti e un numero imprecisato di feriti. L’emittente ha attribuito l’accaduto a “terroristi”, espressione con cui il regime è solito indicare i ribelli. Un kamikaze ha provocato la morte di almeno 50 militari siriani nella provincia di Hama, nella regione centrale del Paese. Secondo l’agenzia d’informazione Dpa Rami Abdel Rahman, capo dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (una ong vicina all’opposizione con sede a Londra) l’attentatore kamikaze, del gruppo jihadista ‘Fronte al-Nusra’, si è fatto esplodere a bordo di un auto contro un checkpoint dell’esercito. I caccia e l’artiglieria del regime siriano hanno bombardato nelle ultime ore le roccaforti ribelli nel sud di Damasco, un assalto che coincide con l’ennesimo tentativo dell’opposizione siriana, riunita a Doha, di trovare un fronte unito. Nel mezzo dei violenti scontri tra l’esercito e i ribelli a sud della capitale, sono morti almeno 30 palestinesi nelle ultime ventiquattr’ore. Secondo un diplomatico occidentale, l’assalto nel sud di Damasco segna un’ulteriore escalation nella campagna delle truppe del presidente Bashar al-Assad per soffocare l’opposizione. Intanto in Qatar, i gruppi della frammentata opposizione proseguono la riunione cominciata domenica per cercare di trovare una leadership coesa che offra un riferimento comune alle fazioni ribelli sul terreno; un fronte comune che otterrebbe anche un più ampio riconoscimento a livello internazionale e magari la fornitura di armi.

La rivoluzione contro il regime del presidente Bashar al-Assad è iniziata quasi 20 mesi fa e negli ultimi giorni il bilancio delle vittime è salito in maniera esponenziale. I quartieri meridionali della capitale e varie località del Rif sono state interessate da intensi cannoneggiamenti e colpi di mortaio, mentre in varie zone della città si sono registrati scontri tra le forze governative e le milizie rivoluzionarie armate, che sono proseguiti fino alle prime ore di questa mattina. I comitati di coordinamento locale in Siria parlano di almeno 100 morti nella giornata di ieri a Damasco e nel Rif, tra cui donne e bambini. Di questi 100, nove sono stati giustiziati sul campo nella zona di Sabina, nei sobborghi della capitale. Gli aerei da guerra hanno continuato anche in mattinata a bombardare il Rif di Damasco, in particolare Yalda, Sabina e Babila, mentre si è assistito a un concentramento di militari attorno alla città di Duma, dopo una serie di attacchi contro dei check-point del governo.