Parma terra di conquista del clan dei casalesi. Ci sono infatti anche le quote della Berkeley Italia con sede nella città emiliana tra i beni sequestrati su provvedimento del tribunale di Santa Maria Capua Vetere per attività di riciclaggio. Un sequestro per oltre un milione di euro, quello effettuato dalla Dia di Napoli in collaborazione con i centri di Bologna, Milano, Genova e Roma. L’inchiesta, che ha riguardato anche le province del capoluogo campano, della capitale, di Caserta, Benevento, La Spezia e Monza-Brianza, segue l’attività anticamorra che già undici mesi fa era approdata in Emilia con un sequestro di beni per 50 milioni di euro e che avevano fatto emergere il nome di Pasquale Pirolo, ritenuto coinvolto in una rete di prestanome per riciclare denaro sporco.

L’azienda di Parma, che ha sede in Galleria Bassa Dei Magnani, oltre che di immobili si occupa anche di gestione di partecipazioni societarie ed è presente nella compagine di una serie di srl – sono la Ctida, la Ctida Impianti e il Gruppo Soeco – con sede a Monza, Milano e Roma. Due sono le misure firmate dai giudici campani Raffaello Magi, Paola Lombardi e Roberta Attena. La prima è quella che chiama in causa Pirolo e che, frutto di un precedente provvedimento datato 20 dicembre 2011, è andata a guardare tra i beni patrimoniali di presunti affiliati al clan dei casalesi e che ha visto riguardato anche un avvocato, Michele Santonastaso, attualmente sotto processo per reati come la corruzione.

Da qui era partito un successivo sequestro, nell’aprile 2012, che aveva portato a congelare le quote di un’azienda che si chiama Ictea. Con l’operazione di oggi se ne aggiungono altre quattro che, secondo i magistrati, sono “ritenute tutte riferibili indirettamente al Pirolo”. Oltre alla Berkeley Italia di Parma, sono la Simec Srl e la Compagnia tecnica italiana depurazione acque impianti di La Spezia, oltre alla Service Plus di Roma con sede anche a Arienzo (Caserta). La seconda misura emessa dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere riguarda anche un cinquantaquattrenne di Casal di Principe, Remolo Simeone, ritenuto legato al clan Bidognetti e indagato nel 2007 come presunto mandante dell’omicidio di Giuseppe Della Corte, che aveva avuto una relazione sentimentale con sua cognata e che poi l’avrebbe minacciata e ricattata.

Con i due provvedimenti eseguiti oggi sono stati complessivamente sequestrati beni per più di un milione di euro, che si aggiungono a quelli di un anno fa e che comprendevano quote societarie, autoveicoli e immobili concentrati soprattutto nella cittadina di Fabbrico, in provincia di Reggio. Qui era stato coinvolto dalle indagini dell’antimafia campana Giuseppe Nocera, un costruttore molto noto nella provincia emiliana per aver costruito scuole, edifici pubblici e condomini privati conducendo molte delle sue attività imprenditoriali proprio qui.

Per quanto riguarda invece il ruolo di Pasquale Pirolo, nato nel 1949 a Curti, nel casertano, già poco meno di un anno fa era stato sospettato di essere uno dei luogotenenti del boss Michele Zagaria e le carte della Dda di Napoli ne avevano tracciato un profilo che, da personaggio a lungo sotto traccia, arrivata dai tempi della nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo fino a oggi. Scrivevano ancora gli investigatori partenopei che Pirolo sarebbe stato l’alter ego “nel settore del reimpiego dei capitali illeciti” di Antonio Bardellino, con cui era stato arrestato a fine 1983. Entrambi era stato scovati a Barcellona, dove Pirolo risiedette ancora a lungo, e con lui fu condannato nel 1986 dal tribunale di Napoli. Alla morte di Bardellino, avvenuta nel 1988 durante la latitanza brasiliana, l’ascesa di casalesi e la creazione di nuovi equilibri di camorra aveva reso necessario rivedere attività e affiliazioni.

Uno dei decreti più recenti che chiama in causa Pirolo, datato 12 ottobre 2012 e sempre emesso dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ricostruisce la storia degli ultimi dieci anni di società distribuite in tutta Italia, da Rodi Garganico all’Emilia. A legare l’uomo alla Berkeley Italia – rilevano i magistrati campani – c’è anche una scheda telefonica intestata alla società e smarrita nel 2009, come da denuncia che lo stesso Pirolo aveva presentato alle autorità competenti. E delle società – si aggiunge nel decreto – hanno fatto parte altri personaggi oggetto di inchieste della magistratura, come Federico Zanardi, indagato a Modena per associazione a delinquere e frode fiscale.