”Abbiamo sottoscritto l’accordo di Pomigliano con l’obiettivo di salvaguardare tutti i livelli occupazionali, tanto che la Fiat si è impegnata a riassumere tutti i lavoratori entro il 2013. Per questo non possiamo accettare il provvedimento annunciato nei giorni scorsi. Si chiede all’azienda di fare un passo indietro”. E così anche i sindacati firmatari dell’accorso del 2010 fanno muro contro le ultime posizioni della Fiat, che sulla scia dell’ordinanza del Tribunale ha annunciato nei giorni scorsi la messa in mobilità di tanti operai quanti ne dovrà assumere.

A parlare nel primo pomeriggio è stato Ferdinando Uliano, responsabile Auto della Fim Cisl, che ha partecipato all’incontro a Torino sul contratto del Gruppo Fiat. “Auspichiamo che questa conflittualità si esaurisca – ha aggiunto – perché diversamente non si fa che danneggiare chi è già dentro la fabbrica e chi è ancora fuori. Secondo noi è necessario un passo indietro da parte di Fiat e serve un passo avanti di Fiom, che dovrebbe sottoscrivere quegli accordi che sono, tra l’altro, i presupposti che impegnano l’azienda a dover assumere tutti i dipendenti. E’ incomprensibile che si utilizzi quegli accordi e non li si sottoscriva”.

Ferma sulle sue posizioni, invece, la Uil di Luigi Angeletti. ”L’idea che ci possa esse una rappresentanza nelle fabbriche di sindacati che non firmano accordi è un’idea che confligge con la costituzione perché i sindacati che non firmano accordi sono dei movimenti politici. Credo che questa strada sia inefficace. Occorre fare un accordo con le controparti e gli accordi prevedono le cose che sono convenute e le cose che non sono convenute e quando si fanno le cose che non sono convenute ci devono essere delle sanzioni sia nei confronti delle imprese che eventualmente nei confronti delle organizzazioni sindacali”, ha detto lo stesso Angeletti commentando la richiesta della leader della Cgil Susanna Camusso di un decreto sulla rappresentanza. La proposta della Camusso, secondo il sindacalista, “significa che la legge attuale non verrebbe rispettata dalla Fiom, se si pretende di cambiarla, una legge che proprio la Cgil promosse 20 anni fa”.

Angeletti si è detto quindi d’accordo con le affermazioni di ieri di Carlo De Benedetti, che ha definito “inaccettabile” la logica di Marchionne a Pomigliano: “Credo siano 30 anni che De Benedetti attacca le scelte del management della Fiat quindi non mi sembra una novità; ovviamente convenendo questa volta sul merito”. 

Intanto per domani alle 15 nello stabilimento Fiat di Pomigliano è stato fissato un incontro tra il management dell’azienda e i sindacati territoriali di Fim, Uilm, Fismic e Ugl. I sindacati firmatari dell’accordo hanno 45 giorni di tempo per discutere con i vertici aziendali della newco Fabbrica Italia Pomigliano, sui 19 provvedimenti di mobilità annunciati dall’azienda. Se entro tali tempi non si giungerà a un accordo congiunto, e i sindacati, quindi, non firmeranno per i licenziamenti, ci saranno ulteriori 30 giorni di tempo per questi ultimi per chiedere la mediazione dell’ufficio regionale di Lavoro.

Dopodiche, se l’azienda non recede dal proprio intento, i sindacati potranno fare ricorso al Tribunale contro i licenziamenti. Gli scenari alternativi al licenziamento, invece, spiegano alcune fonti sindacali, potrebbero essere molteplici, a partire dal trasferimento temporaneo dei 19 lavoratori della newco in altri stabilimenti Fiat d’Italia. Un’ipotesi, questa, che potrebbe essere presa in considerazione anche per gli stessi iscritti alla Fiom da assumere nella newco, che saranno in fabbrica a partire dal 10 dicembre prossimo. Dal 26 novembre, infatti, per i 2146 lavoratori della newco scatteranno altre due settimane di cassa integrazione, dopo lo stop di 15 giorni partito il 29 ottobre, con rientro in fabbrica il 12 novembre.

Sullo sfondo il tavolo Fiat-governo per le agevolazioni all’export che “sta lavorando sodo, a ritmi serrati”, secondo il viceministro al Lavoro, Michel Martone. “Alla Fiat abbiamo detto che la media e bassa gamma sono importanti e su questo vorremmo un chiarimento ulteriore sul loro piano industriale”, ha invece detto a Sky Tg24 Economia il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti. “Il governo ha apprezzato l’impegno di Fiat a mantenere aperti gli stabilimenti italiani e la prospettiva di saturare la produzione in Italia, garantendo i livelli occupazionali. Il piano Fiat ha delle luci, come il mantenimento dell’occupazione, e delle ombre, legate alla difficile situazione europea, in cui la capacità di stare sul mercato incontra delle difficoltà. Noi  vogliamo capire bene come si concretizzerà l’impegno di Fiat sull’Italia”, ha concluso.