Eric Clapton, David Gilmour, Billy Corgan e Pete Townshend, certo.  Almeno fino al 1962, quando l’intraprendente Hans Bauer si portò in Italia alcune chitarre Fender nel tentativo di conquistare un nuovo mercato alla leggendaria chitarra. Conquistando nel giro di pochi anni gli interpreti italiani, dal rock al pop al cantautorato.

Il Museo della Musica di Bologna celebra il cinquantesimo anniversario della fortunata avventura con la mostra Rewind. Cinquantanni di Fender in Italia, in programma a Palazzo Sanguinetti (Strada Maggiore, 34). dal 16 novembre al 3 febbraio prossimi. La mostra, curata dal critico musicale Luca Beatrice, arriva tre anni dopo Love me Fender, che aveva celebrato il mito chiamando alcuni artisti contemporanei ad omaggiarlo. Un dialogo, quello tra musica ed arte, che gli organizzatori hanno voluto mantenere anche in questa occasione: ventidue artisti offrono la loro personale reinterpretazione della chitarra rock per antonomasia, con stili e linguaggi differenti, dalla pittura figurativa all’arte concettuale, dall’oggetto all’installazione, dalla street painting alla sound art.

Fender d’autore che negli spazi del Museo compongono una microstoria della musica italiana sagli anni Sessanta ad oggi, seguendo un percorso stilistico più che cronologico. “Questa mostra propone delle suggestioni legate agli ultimi cinquantanni di storia italiana, non una loro ricostruzione” dice Luca Beatrice. “Grazie a Fender le chitarre diventano fulcro di un percorso più ampio all’interno del quale si incrociano, a tempo di rock, miti, stili di viti, ideali”.

Così si parte dalle origini del rock italico, tra Celentano e i succedanei di Elvis, Bobby Solo e Little Tony, fino ad arrivare a Vasco e Ligabue, ai Litfiba ed Afterhours. E ancora  anche il rock che si incontra con il pop nelle canzoni degli Stadio o di Cesare Cremonini, le voci degli interpreti, da Gianni Morandi a Tiziano Ferro, da Mina a Laura Pausini, la  lunga tradizione del pop melodico che parte da Claudio Baglioni e  arriva fino a Biagio Antonacci.

Spazio anche ai fenomeni della musica alternativa come gli Area, la psichedelia, l’indie rock e la canzone d’autore della scuola genovese di Gino Paoli e Luigi Tenco, di quella milanese di Gaber ed ovviamente di quella che si snoda sulla via Emilia, con Lucio Dalla, Francesco Guccini, Carboni fino ai contemporanei Dente e Vasco Brondi.

Tra gli artisti in mostra gli italiani Dario Arcidiacono, Alessandro Baronciani, Emanuele Becheri, Carlo Benvenuto, Davide Bertocchi, Valerio Berruti, Cuoghi Corsello, Marica Fasoli, Matteo Fato, FranKoB, Anna Galtarossa, Enrico Ghinato, Ugo Nespolo, KayOne, Giorgio Ortona, The Bounty Killart, Giuseppe Veneziano.  Spicca la presenza di artisti internazionali quali Anthony Ausgang, nato a Trinidad e Tobago ma californiano d’adozione, l’inglese Chris Gilmour, l’argentino Daniel Gonzalez, Hubertus Von Hohenlohe, che vive e lavora a Vienna, il tedesco Hermann Pitz. La storia degli ultimi cinquanta anni è infine ripercorsa attraverso la fotografia, con una serie di scatti di Guido Harari, Efrem Raimondi, Caterina Farassino e Paolo Proserpio.