Un tempo si diceva che c’era la crisi, e si intendeva con crisi un fenomeno passeggero. Oggi, ormai sono anni che si parla di crisi e, nonostante i governanti ne profetizzino la fine, essa continua ad esserci. Non ci si rende conto – o per lo meno non si vuole ammettere – che la crisi è strettamente legata ad uno stile di vita, ad un modello di vita che il mondo non si può più permettere. E che la crisi non finirà, anzi…

Lo sappiamo tutti, e lo sa anche chi governa (non credo sia così stupido) che l’attuale impronta umana è insostenibile per il pianeta e non solo il mondo occidentale deve regredire vistosamente ma neppure si può tollerare che esistano “paesi in via di sviluppo”, i quali ambirebbero a sedersi allo stesso deleterio, venefico banchetto allestito dal mondo occidentale. Se non si cambia totalmente il nostro stile di vita, la crisi sarà perenne e porterà la razza umana all’estinzione, come non può che essere per specie che siano troppo impattanti sull’orbe terracqueo: “la vita sulla terra è un unicum e l’uomo è una specie come tutte le altre”.

L’uomo deve confrontarsi con il concetto di limite, non può pensare che la crescita sia infinita. Ormai lo capisce anche un bimbo. Deve invertire la rotta. Questo sempre ammesso che si sia ancora in tempo ad invertirla la rotta, visti i segnali drammatici che ci arrivano, tipo quello odierno dello scioglimento dei ghiacci dell’Artico. Già, proprio lo scioglimento dei ghiacci dà la misura, è emblematico della stupidità umana. Invece che preoccuparsi dell’immane tragedia che riveste un fenomeno come questo, cosa leggiamo? Che si aprono enormi prospettive di sfruttamento del sottosuolo, ben sapendo che lo sfruttamento del sottosuolo ha condotto alla tragedia dello scioglimento dei ghiacci! Tutto sommato, è giusto che scompariamo visto che siamo così imbecilli!

Ma come l’uomo in generale non intende rinunciare o vuole tardivamente appropriarsi di uno stile di vita incompatibile con l’ambiente in cui vive, si assiste altresì ad un sensibile degrado dei rapporti fra le persone. Questo noto con sempre maggiore frequenza. La certezza o la prospettiva di perdere un certo standard di vita porta ad una sempre più marcata disgregazione dei rapporti umani. Ad una sempre maggiore competitività per poter mantenere o raggiungere un certo standard a dispetto degli altri.

Anziché avvertire la necessità di fare fronte comune per affrontare il disastro, si cerca di rimanere a galla, magari affondando la testa del nostro vicino. Ad onta del fatto che si vive un periodo in cui la gente si dà facilmente del “tu”, mai come ora si appare pronti ad accoltellare chi ci sta accanto se questo può significare un miglioramento economico per noi. Fino ad arrivare all’insignificanza letterale della vita stessa. Altro che non uccidere gli animali! Per pochi soldi ormai si può affittare un killer (ricordando Kaurismaki) e comunque ormai la morte di una persona non fa pressoché più notizia.

Non è singolare come da un lato si assista al deperimento della Terra e dall’altro alla sostanziale fine del concetto di umanesimo “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”. Sopra c’è l’uomo che (apparentemente) pensa solo a se stesso e non alla vita che lo circonda, e, a cascata, ogni singola persona che pensa solo al proprio particolare.