A Londra c’è un grande negozio di alimenti, tutti biologici e quasi tutti a chilometro zero, che ricicla gli sprechi della grande distribuzione, cucinando prodotti prossimi alla scadenza e vendendoli ai clienti a prezzi contenuti…
 
Oggi lo spreco alimentare fa notizia, tanto che ci si accorge anche di iniziative non proprio neonate. Circa 1/3 del cibo prodotto per il consumo umano è sprecato da rivenditori e compratori o nei processi produttivi. Così, mentre in Italia si discute di quale sia la vera percentuale di spreco alimentare nazionale, sciorinando numeri su numeri, in Inghilterra si combatte lo spreco. E già da qualche anno. Questo fa The People’s Supermarket, un grande negozio di alimenti nel quartiere di Holborn a Londra, che è in realtà una Community Benefit Society: cioè una specie di cooperativa i cui profitti sono però rivolti a finanziare progetti della comunità locale. Insomma un altro modo di evitare lo spreco.
The People’s Supermarket è oggi una realtà di 19 dipendenti fissi, inclusi i manager, fondata su 500 soci membri che, pagando 25 sterline all’anno, hanno diritto di voto sugli acquisti ed operano come volontari nel negozio per 4 ore al mese, ottenendo in cambio uno sconto del 10% sui prodotti. Tutto nasce da Sir Arthur Potts Dawson, ex chef d’uno dei ristoranti del volto tv Jamie Oliver. Per contrastare l’industria dell’alimentazione, e gli abusi della grande distribuzione, Dawson pensa a un negozio di alimenti, sulla scorta della Park Slope Food Coop di New York: impegnandosi a vendere solo prodotti locali e rigorosamente biologici. Ma non solo ai “soci”. Bensì un posto dove, a differenza della cooperativa di New York, possono comprare alimenti anche i “non soci”. Poi Dawson capisce che altrettanto importante è contrastare lo spreco alimentare e, ispirandosi a alla comunità The People’s Kitchen(nata nel 1985), assieme a David Barrie e a Kate Bull concepisce The People’s Supermarket. Un negozio dove si cerca di non sprecare nulla: tutti i prodotti prossimi alla data di scadenza sono cucinati e rivenduti ai clienti a un prezzo modico. E non solo i prodotti “propri”, ma anche quelli che diversi rivenditori all’ingrosso donano ogni giorno alla community.

“Il piatto antispreco più popolare sono le lasagne” dice un’impiegata del negozio “vanno molto anche le marmellate e i succhi di frutta. Per ora li abbiamo sempre venduti come take-away, ma stiamo pensando a uno spazio ristorante, visto che tanto abbiamo già chi cucina”. I piatti non venduti, a fine giornata, vengono dati in beneficenza e usati come concime per un terreno dove vengono coltivati fiori rivenduti nel medesimo negozio.

Insomma si tenta di riciclare il più possibile, sul modello della fattoria a ciclo chiuso. E non mancano i profitti, dato che dopo i primi 15 mesi di attività la community ha dichiarato 1,5 milioni di sterline di fatturato. The People’s Supermarket è già in fase si espansione, e sta per aprire altri negozi a Londra. “La nostra è un’idea alternativa, una maniera differente di vedere il mercato” dice Dawson “ci piace pensare che la gente possa avere la possibilità di scegliere cosa comprare e con prezzi più che vigilati. La crisi degli ultimi anni è pazzesca e i suoi effetti sociali non sono mai stati così tangibili, perciò abbiamo pensato che un negozio di tutti, gestito da tutti, con prodotti scelti da tutti, possa essere davvero utile”.