Una “trattativa” per far rientrare l’Italia dei Valori nel centrosinistra. Il partito di Di Pietro doveva chiedere scusa. Almeno è quello che racconta il senatore Luigi Li Gotti che su facebook scrive che “l’altro giorno, un dirigente di spicco del Pd, mio collega al Senato, mi ha fatto questo discorso: bisogna ricucire tra Idv e Pd. Per ricucire è necessario che Antonio (Di Pietro, ndr) chieda ufficialmente scusa a Napolitano”. Di Pietro e il partito, dice Li Gotti sul social network, devono respingere le forche caudine necessarie a riallacciare i rapporti con il Pd (oggi peraltro Bersani ha ribadito che dal ticket Di Pietro-Grillo non può arrivare niente di utile). “Ho risposto – prosegue – cercando di ricostruire l’affaire Mancino e il tentativo di far avocare le indagini a Palermo, con il rifiuto del procuratore nazionale antimafia, non essendoci i presupposti per una simile iniziativa, richiamando la certezza documentata di quanto accaduto”.

Il responsabile Giustizia dell’Italia dei Valori ricorda che “a questo mio tentativo, accompagnato dal fatto che, dopo le nostre critiche, non avevamo più ripetuto la nostra posizione, mi è stato opposto: “Lo so che sui fatti avete ragione, ma bisogna ugualmente chiedere scusa a Napolitano. E’ un fatto politico. Senza un gesto formale di scuse, è difficile se non impossibile, ricucire. Dimenticate i fattì”. E ancora: “Ieri, Massimo Donadi, per essere più realista del re ha così testualmente dichiarato, in una intervista: ‘Sul Capo dello Stato, la posizione di Di Pietro e Grillo, è una barzelletta. Ridicola. Punto’. No. Proprio no. Non abbiamo raccontato barzellette ridicole; abbiamo espresso un giudizio critico su una vicenda che ha, sullo sfondo, la morte di Paolo Borsellino e dei ragazzi in divisa. Trucidati”. Li Gotti rivendica: “Vogliamo la verità (quantomeno speriamo) sulla trattativa stato-mafia. Vogliamo sapere chi ha tradito e chi ha detto menzogne. Lo vogliamo per difendere e onorare il ricordo e la memoria di chi ha perso la vita per lo Stato, cioè per noi. Ebbene, la ricerca della verità, passava anche per il confronto Mancino-Martelli“.

“Ma Mancino – prosegue – era infastidito dal possibile confronto e chiese un aiuto al Quirinale, perchè, come ha detto, ‘non voleva rimanere con il cerino in mano’. Alla richiesta di aiuto si pensò di rispondere con il tentativo di togliere l’inchiesta a Palermo. E’ una barzelletta ridicola, questa? Ci sono cose che appartengono alla dignità di ognuno di noi. Questa non è una posizione politica, ma è rispetto per se e per gli altri. E’ un dovere morale. Ci si chiede di rinunziare alla dignità e al nostro individuale dovere morale? Dobbiamo farne, materia di scambio? Dobbiamo passare sotto le forche caudine? No. Non ci passiamo”.