Facciamo un’ipotesi, così, astrattamente. Ipotizziamo che Silvio Berlusconi mantenga, per una volta, la parola data e non si candidi a presidente del Consiglio. E che, perché “l’Italia è il Paese che amo: qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti”, si candidi alla presidenza della Repubblica e venga eletto a suffragio universale.

Sì, è vero che attualmente non è prevista l’elezione del presidente della Repubblica con lo strumento del suffragio universale, ma è anche vero che se, entro la fine della legislatura, passerà la riforma costituzionale del semipresidenzialismo, già approvata in prima deliberazione al Senato e adesso all’analisi della Commissione Affari Costituzionali alla Camera, questo scenario potrebbe risultare tutt’altro che improbabile.

E lo scenario non sarebbe così improbabile, visto che, diversamente dalle perplessità evidenziate al Senato, anche il Partito Democratico ha espresso in commissione un parere favorevole, oggi solo la leadership può essere una risposta alla crisi di legittimazione”“la necessità di uno Stato più leggero […] e di istituzioni più forti. Senza rendersi conto, probabilmente, delle controindicazioni che accompagnerebbero queste “istituzioni più forti”: la riforma, con la semplice eliminazione di una parola dall’articolo 70 della Costituzione, infatti, svuoterebbe di fatto il bicameralismo: non sarebbero più collettivamente le due camere ad esaminare e votare le leggi, ma, a seconda dell’argomento del disegno di legge, o la Camera o il Senato; una volta deliberata, la legge potrebbe essere rivista e corretta dall’altra a condizione che lo richieda almeno un terzo dell’assemblea e solo nei primi 15 giorni.

E il presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale, da figura di equilibrio tra i tre poteri, diverrebbe un tutt’uno con l’esecutivo, capo, oltre che dello Stato, del Consiglio dei ministri, sui quali avrebbe perfino potere di nomina e di revoca.
L’ex premier potrebbe così coronare il sogno, incubo per molti cittadini, di essere finalmente il garante di una Costituzione che disprezza. E se pure non fosse il più grande statista degli ultimi 150 anni ad occupare quel posto, sarebbe comunque il caso di preoccuparsi: se non per l’inquilino, per i poteri che gli verrebbero demandati.
“La vita è tutto ciò che accade mentre noi parliamo d’altro” e, parafrasando Oscar Wilde, anche un’ipotesi astratta come questa potrebbe accadere, mentre parliamo d’altro.