Per i russi collaborare con le organizzazioni internazionali potrebbe comportare il rischio di essere considerati traditori. Il Consiglio federale, ossia la Camera alta del Parlamento, ha approvato gli emendamenti alla legge sull’Alto tradimento. Le nuove norme ne estendono il concetto e irrigidiscono le punizioni per chi divulga segreti di Stato o è coinvolto in attività di spionaggio. Ai passaggi che puniscono chi si appropria di materiale riservato, con la corruzione, il ricatto e la violenza si sommano quelli che spaventano maggiormente le organizzazioni non governative, in particolare quelle che lavorano con l’estero. Se prima era reato fornire informazioni riservate a organizzazioni straniere o Stati mettendo così a rischio la sicurezza esterna russa, la definizione di tradimento comprenderà da ora fornire sostegno finanziario e tecnico, nonché consulenze alle organizzazioni internazionali considerate una minaccia per la sicurezza delle Federazione russa, per il suo ordine costituzionale e per la sua integrità territoriale.

Il disegno di legge era stato avanzato il mese scorso dal governo e ispirato dai rapporti sui nuovi rischi che Mosca deve affrontare, stilati della Fsb, l’ufficio federale per la sicurezza erede del fu Kbg. La scorsa settimana la legge aveva ricevuto il via libera dalla Camera bassa. Il Consiglio federale ha dato l’ok con 138 voti favorevoli, un astenuto e nessun voto contrario. Il testo dovrà ora ricevere l’approvazione di Putin. Una firma che appare scontata. Pensata per rafforzare le misure contro lo spionaggio, la nuova legge lascia tuttavia spazio ad abusi, ha spiegato Andrei Soldatov, esperto di sicurezza del think tank Agentura, citato dal Moscow Times. “Provare le accuse di tradimento è difficile – spiega-. E’ più facile svelare i legami di qualcuno con un’organizzazione che può svolgere attività di spionaggio”, ha sottolineato Soldatov.

Lo stesso quotidiano, prima dell’approvazione aveva denunciato con un editoriale il rischio che nell’interpretazione delle norme possano esserci conseguenze per il lavoro di giornalisti e di ricercatori delle ong, molte delle quali lavorano per la promozione dei diritti civili e umani. “In Russia il tradimento è stato sempre un concetto ideologico più che legale. Un lascito del codice penale di epoca sovietica”, scrive il Moscow Times, “Adesso prima ancora che siano mosse accuse contro un qualcuno, la legge aiuta il Cremlino a intimorire un intero Paese”. Chiunque, continua, “potrebbe rientrare tra gli ipotetici traditori, soprattutto con l’entrata in vigore della legge approvata lo scorso luglio che definisce ‘agenti stranieri’ e obbliga alla registrazione come tali le organizzazioni non governative che ricevono finanziamenti esteri”.

Il voto di oggi alla Duma è soltanto l’ultimo atto in ordine di tempo dello scontro tra Mosca e le ong. Il caso più eclatante, ricorda l’agenzia Ria Novosti, è stata lo scorso settembre la decisione di cacciare via dal Paese UsAid, intimando la chiusura degli uffici moscoviti dell’organizzazione statunitense che tra gli altri vedeva tra i beneficiari delle proprie elargizioni Golos, il gruppo che aveva mappato i presunti brogli elettorali nelle legislative di dicembre, seguite dalle più imponenti proteste di piazza da decenni che avevano come bersaglio Putin. Per i fautori della legge il provvedimento servirà a fermare chi vuole attentate alla sicurezza del Paese prima che la situazione diventi ingestibile. Ma come spiega sempre alla Ria Novosti Alexander Cherkasov, del centro Memorial per i diritti umani, in realtà servirà soltanto a dipingere gli attivisti democratici come nemici. Al contrario, continua, il loro obiettivo è “ristabilire il buon nome della Russia”.

di Andrea Pira