“La mia non è una fuga”. Così Antonio Ingroia, procuratore aggiunto dimissionario del pool antimafia di Palermo, ai microfoni de ilfattoquotidiano.it spiega che la sua partenza dall’Italia per iniziare un incarico in Guatemala per conto delle Nazioni Unite non deve essere considerata come una resa. “Non si tratta di una ritirata, ma – sottolinea Ingroia – della presa d’atto che sarà difficile superare il confine che abbiamo raggiunto nell’accertamento della verità. In questi vent’anni – prosegue –  è mancato l’impegno di alcune componenti della società e delle istituzioni per aiutare la magistratura”. La sua ultima uscita pubblica prima della partenza è avvenuta al teatro Ambra alla Garbatella di Roma in un incontro con il direttore di MicroMega, Paolo Flores d’ArcaisAndrea Camilleri e Marco Travaglio. Argomenti del dibattito, ovviamente, mafia e trattativa. Nel corso della serata Ingroia ha annunciato di non voler rinunciare a partecipare al dibattito pubblico italiano. Continuerà a farlo proprio su MicroMega, attraverso un blog intitolato ‘Dall’esilio‘. “Un paese che non riesce a conquistare la verità sui momenti cruciali della sua storia – spiega il magistrato tra gli applausi – non è una vera democrazia”. Ingroia è tornato anche sul conflitto di attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nei confronti della procura di Palermo: “Era uno degli strumenti che poteva utilizzare legittimamente. Di certo il risultato è stato l’innalzarsi di un clima di conflitto tra istituzioni che sicuramente ha nociuto al corso della giustizia”  di Tommaso Rodano