Alla vigilia del voto in Sicilia ho voluto chiamare un amico di sempre che ha scelto ormai da anni di vivere a Sciacca e che non si è mai interessato di politica in senso stretto, per invitarlo ad andare a votare dubitando che avesse in animo di farlo.

Dopo gli aggiornamenti personali sono venuta al punto e lui con tono un po’ scanzonato ma deciso mi ha risposto che era stanco di andare a votare e che non credeva più in nessuno. Allora gli ho obiettato: “ma non pensi che sia il caso questa volta di dare un po’ di fiducia ai giovani del Movimento 5 Stelle e a Grillo che almeno si è speso in una vera campagna elettorale?” E lui pronto: “ma io ti ho detto così perché pensavo che mi avresti chiesto di andare a votare per qualche solito partito di sinistra…  qui a Sciacca ho conosciuto diversi attivisti del movimento e ho già fatto delle iniziative con loro”.  Alle ultime amministrative credo che avesse votato Sel o IDV nella coalizione di centrosinistra.

Così sabato ho avuto la percezione molto concreta di quello che prevedevo (e auspicavo) e che in modo assolutamente preciso aveva fotografato nel suo blog pochi giorni fa Donato Didonna “Comunque la si pensi Grillo ha vinto”.

Nella notte i risultati praticamente definitivi (manca solo una sezione) danno Cancelleri al terzo posto con il 18,2%, dietro a Crocetta sostenuto da PD e UDC nuovo presidente della regione Sicilia con il 30,9% e Musumeci candidato del Pdl, per il quale si è speso fino all’ultimo Angelino Alfano,  al 25,7 %.  Ma soprattutto confermano che il Movimento di Beppe Grillo, con il 14,6 % è diventato il primo partito, davanti al Pd al 13% e molto oltre il Pdl che con il 12% si è più che dimezzato rispetto alle precedenti consultazioni, in parte grazie anche alla scissione di Micciché che con la sua lista autonomista unita all’MPA di Lombardo non è andato oltre il 15%.  

Insomma per la prima volta  in Sicilia si è scomposto e frammentato il blocco democristiano che con varie ramificazioni ha sempre dominato la scena politica; ha collassato la parte che si era felicemente riposizionata nel partito di Berlusconi e sono state penalizzate in modo particolare le liste che grondavano di impresentabili.

Ci sono almeno le premesse per un risveglio da quell‘immobilismo asfissiante ed autolesionistico, da quel gattopardismo di livello sempre più infimo ad ogni tornata elettorale che hanno prostrato da troppo tempo un luogo potenzialmente incomparabile. Ed il motore di questa possibilità, è stato lo stimolo civile e culturale su cui Beppe Grillo ha incentrato la sua campagna e che ora dovrà superare la prova dei fatti.  Sempre che, come ha osservato Andrea Scanzi che segue dall’inizio il Movimento 5 Stelle, la “debolezza” di Grillo non stia nell’aver sopravvalutato le doti civiche degli elettori e la loro volontà di reale cambiamento che non si realizza semplicemente mettendo una croce su un simbolo.

Poi, certo c’è da valutare il dato dell’astensionismo pesantissimo e senza precedenti, anche se  colpisce un po’ come venga messo in cima ad ogni analisi solo oggi,  in una consultazione dove il Movimento di Grillo supera tutti i partiti tradizionali, quasi che prima non esistesse; senza contare che alle precedenti elezioni per l’assemblea regionale siciliana si è votato insieme alle politiche. Inoltre senza voler generalizzare e fare  torto a chi è rimasto a casa, va segnalato che molto verosimilmente anche a causa dello stato fallimentare della finanza pubblica depredata dai costi della politica e dall’insostenibile carrozzone degli amici degli amici, il voto più strettamente clientelare questa volta ha trovato minori motivazioni.

Il candidato del Movimento 5 Stelle ha subito dichiarato che le prime iniziative saranno rivolte a ridimensionare drasticamente i compensi dei deputati regionali, precisamente a 2.500 euro al mese.  Ed è già una bella inversione di rotta, anche il solo sentirla annunciare a caldo, benché sia di difficile realizzazione dato che il movimento 5 Stelle sarà all’opposizione. Solo qualche settimana fa, ma sembra già un’altra era, l’ex governatore Raffaele Lombardo, dimessosi per i noti motivi  giudiziari che lui però non vuole sentire menzionare nella loro nuda realtà, dichiarava senza nessunissimo imbarazzo dal suo sontuoso ufficio che rapportato alla mole del suo lavoro e delle sue enormi responsabilità “l’emolumento da lui percepito era inadeguato”.

Anche se non possiamo realisticamente immaginare che sia stato spazzato il campo dalle manovre di “lombardiani” e “cuffariani” ampiamente rappresentati nelle liste dei partiti di centrodestra e purtroppo pure nella coalizione del sindaco antimafia Rosario Crocetta, per la prima volta si è realizzato che in Sicilia “un altro mondo è possibile”.

E la massima riprova è l’esito tombale per il PDL nel copioso “granaio siciliano” che segnò l’exploit assoluto, quello del 61 a 0 e che oggi segna il punto di non ritorno.

Infatti a livello nazionale, la sconfitta oltre le previsioni ha acuito la resa dei conti all’interno di quel che resta del Pdl con la guerra palese e rovinosa per accreditarsi come autentici interpreti del pensiero del capo, che è poi sempre quello da vent’anni  e cioè evitare la galera e salvare la roba, tra l’eterno delfino e la walkiria stagionata con truppe allo sbando al seguito.