Giorni fa si è conclusa a Bologna la “settimana del saluto“, organizzata per la terza volta dall’associazione “La città civile”: il semplice augurarci “buongiorno”, nell’incrociarci per strada, per quanto spesso non sia che un’abitudine, una semplice formalità, segnala che ci siamo accorti della presenza dell’altra persona, segnala quindi una forma minima di riconoscimento dell’esistenza e del’umanità dell’altro. Le abitudini cortesi ci semplificano la vita, distribuiscono minimi segnali di quel riconoscimento di cui tutti abbiamo bisogno, perché mai dovremmo privarcene?

Se invece di praticare solo una cortesia formale, ci impegniamo anche ad esprimere gentilezza, cioè una apertura sorridente verso gli altri, questo fa bene per prima cosa a noi stessi. Provare per credere. Ad essere gentili ci si sente subito meglio; forse in uno stato mentale gentile piaciamo di più a noi stessi, chissà; forse per riuscire ad essere gentili abbiamo bisogno di una certa serenità, per cui – quando siamo gentili – è segno che siamo piuttosto sereni. Comunque sia è ben strano che, visto l’effetto immediato e benefico, non siamo tutti più gentili, in genere.

L’ansia e la preoccupazione, la fretta, la concentrazione sulle tantissime cose che “dobbiamo” fare, tutte queste circostanze ci opprimono; la serenità non ha spazio, e con lei, a volte, la gentilezza.

Per riuscire ad essere gentili con gli altri, abbiamo allora bisogno di esserlo anche con noi stessi, e nel dialogo interiore possiamo per prima cosa osservare che tipo di tono usiamo, con noi stessi: se non siamo gentili „dentro“ di noi non lo saremo nemmeno verso gli altri.

Il 13 novembre è la giornata della gentilezza, e ne parlava già ieri nel suo blog Candida Morvillo.

A suo parere la gentilezza crolla in maniera inversamente proporzionale allo spread: quando questo aumenta, quella diminuisce. Certamente la situazione generale non ci sta aiutando ad essere sereni e gentili, a meno che non la interpretiamo come una sfida ad esserlo: proprio perché è così difficile.

In situazioni di pericolo generale e di vera emergenza non si osserva a volte che le persone si danno una mano, cooperano con i vicini, inventano modalità creative per risolvere i problemi quotidiani? Questa mi pare una forma attiva di gentilezza, la riscoperta del valore del dono, del baratto, del riciclo, e non solo di cose materiali, ma anche di piccoli aiuti quotidiani, di sorrisi, del proprio tempo.

Vogliamo farci caso, da oggi in poi e fino al 13 novembre (ma se ci accorgiamo che ci fa star bene, nessuno ci impedirà di continuare) e spostare la nostra attenzione verso le piccole gentilezze degli altri, e verso le nostre? E notare questa nostra risorsa sociale con gratitudine? Fatemi sapere!