Venti mesi, pena sospesa e non menzione. Escono di scena così dal processo per il “sistema Sesto” tre protagonisti minori dell’indagine che ha portato nel registro degli indagati prima e in attesa di giudizio poi Filippo Penati, ex sindaco di Sesto San Giovanni (Milano), poi presidente della Provincia di Milano e sfidante perdente alla presidenza alle elezioni regionali del 2010. Il gup di Monza Giovanni Gerosa ha ratificato i patteggiamenti a un anno e 8 mesi per corruzione  l’ex assessore Pasqualino Di Leva, l’architetto Marco Magni e l’ex responsabile dello sportello per l’edilizia del Comune di Sesto San Giovanni, Nicoletta Sostaro. Agli imputati sono stati confiscarti 700 mila euro, messi a disposizione dagli imputati: 500 mila da parte dell’architetto Magni e 100 mila ciascuno da Di Leva e Sostaro.

Il giudice ha accolto poi eccezione di incompetenza territoriale presentata dalle difese di Luigi Zunino e Giovanni Camozzi, a favore della competenza di Milano. L’ex numero uno della Risanamento spa aveva acquistato dal costruttore Giuseppe Pasini le aree ex Falck che erano state comprate da Pasini proprio su suggerimento condizionato di Penati. La Procura di Monza aveva ipotizzato che Zunino avesse fatto arrivare all’ex assessore all’Edilizia Di Leva 710 mila euro (parte di una tangente richiesta di un milione e mezzo) per ottenere l’aumento di volumetria dell’ex area Falck. I soldi, secondo la tesi degli inquirenti, sarebbero transitati con false fatture per la Immobiliare Cascina Rubina, governata da Giovanni Camozzi attraverso Miramondo di Piero Di Caterina, l’imprenditore dei trasporti che aveva raccontato l’episodio, e infine a società riconducibili a Giuseppe Grossi, l’imprenditore delle bonifiche. Sarebbe stato Grossi a pagare Di Leva, in contanti.  

Sono stati invece rinviati a giudizio gli imprenditori Di Caterina e Pasini per cui il processo si aprirà il prossimo 6 marzo. Per l’indagato principale, Filippo Penati, ex sindaco di Sesto ed ex vicepresidente del consiglio regionale, pende la richiesta di rinvio a giudizio. Per lui è fissata un’udienza preliminare il prossimo 23 gennaio. “La decisione di Di Leva – sostiene il suo legale Giuseppe Vella – dipende solo dai tempi e dai costi del processo in quanto si sarebbe sviluppata un’istruttoria particolarmente lunga e complessa”. Quando fu arrestato il giudice per le indagini preliminari, per motivare l’arresto, fece in conti in tasca all’ex assessore domandosi come era possibile guadagnando 26.721 euro all’anno e spendere in un solo mese, l’ottobre del 2008, 320 mila euro. Il giudice per le indagini preliminari di Monza Anna Magelli aveva argomentato per l’arresto che, pur aggiungendo ai guadagni il reddito della moglie, poco più di 20 mila euro, i soldi erano troppi.  Quell’anno Di Leva aveva acquistato un appartamento dalla suocera per 70 mila euro e bonificato 250 mila euro al genero. E in effetti le spese erano da marzo a dicembre di quell’anno di 415 mila euro “che non trovano riscontri in altri negozi giuridici – spiega il giudice nell’ordine di arresto – in grado di giustificare la provenienza di tale denaro…” se sono nella corruzione.  Il procedimento non è ancora del tutto chiuso: oltre alla questione Serravalle c’è stato un arresto la settimana scorsa, la Finanza ha fatto scattare le manette ai polsi dell’architetto Renato Sarno.