L’ultima indagine che dà voti alla sanità italiana (Europe assistance /Cercle Santè Societè) ci dice che in occidente rispetto alla qualità della vita e al benessere l’Italia è in coda (punteggio 4 su 10). In questa indagine il benessere è misurato attraverso lo stato di salute per cui  se gli italiani si ammalano più degli altri cittadini europei allora sono campioni ma di malessere. I veri campioni di benessere sono due paesi con generi diversissimi di sistemi assistenziali, la Svezia e gli Usa.

Un altro dato che ci viene offerto di un qualche significato è che aumenta la percentuale di coloro che rinvia o rinuncia alle cure mediche (dal 19% si passa al 27%). Sono dati abbastanza noti e per nulla sorprendenti. Ma il  punto che voglio affrontare non  è contestare il ministro Balduzzi, che ad ogni piè sospinto ci dice in barba a qualsiasi evidenza che abbiamo il miglior sistema sanitario del mondo, ma riflettere sull’attendibilità di quelli che definisco, nel bene e nel male, i giudizi sommari sul sistema sanitario italiano, che proprio perché  sommari non sono verità.

Si badi bene sono gli stessi giudizi che in bocca non solo a Balduzzi ma all’Ocse nelle graduatorie ci piazzano  in alto per equità, per qualità ecc . La questione che voglio porre, perché la considero fondamentale in una democrazia della valutazione e della partecipazione, è   cosa significhi dire la “verità”“sulla nostra sanità pubblica?

Quando il nostro ministro della salute dice che con i tagli lineari si può garantire parità di servizi, è una bugia o una verità?

Probabilmente è un auspicio che è come  sperare che Usain Bolt  vinca i cento metri dopo essere stato dissanguato. Oltre agli auspici inverosimili  vi sono le omissioni per esempio quando il nostro ministro della salute va in televisione e non dice  mai lo stato reale dei cittadini, dell’abbandono sociale, delle sperequazioni, delle liste di attesa ,delle tassazioni improprie che pesano sui malati, delle malattie che crescono. Poi vi sono  anche le mezze verità, le cose verisimili, le verità di comodo, quelle ingannevoli …insomma  le “patacche” come ad esempio il decreto Balduzzi di cui tanto hanno parlato i giornali.

Pensate un po’ si tagliano di colpo 25.000 posti letto poi si dice di compensare il taglio con una maggiore assistenza territoriale come se non esistessero più problemi di ricovero, chiedendo ai medici di famiglia che ci sono non uno di più’, di assicurare l’assistenza territoriale 24 ore su 24 ore  e senza un centesimo a disposizione. Ebbene questo non è un auspicio inverosimile ma una vera e propria  patacca. Lo ripeto, se  i malati  non calano ma calano i servizi, meno assistenza ospedaliera significa un sovraccarico di tutto il sistema sanitario, al punto che molti malati saranno curati male o non curati per niente. I dati degli inglesi  ci dicono che  a seguito del sovraccarico l’assistenza peggiora e che cresce la mortalità in particolare per i “malati complessi”che in genere sono tutti  anziani e cronici.

Oltre alle bugie, alle omissioni e le mezze verità vi sono anche le  mistificazioni, come quando sempre il nostro ministro Balduzzi dice alla televisione (canale 5) che i medici il 27 di questo mese non scenderanno in piazza per protestare  contro il suo decreto ma per esprimere la loro “preoccupazione sulla sostenibilità del sistema”. Come se lui fosse estraneo a  questa “preoccupazione” e come se il suo decreto provenisse dal vuoto cosmico. Se fosse così per lui sarebbe quantomeno imbarazzante. Che ci sta a fare al ministero?  

Vi sono infine anche i raggiri  come quelli di coloro, come senatori, deputati, dirigenti di partito, che dopo aver votato la spending review, cioè dopo aver creato ai medici quella “preoccupazione” sulla sostenibilità, aderiscono, indignati, alla loro manifestazione. A questo punto dove diavolo è finita questa benedetta verità?

Mi si obietterà che  sulla sanità di verità  ce ne sono tante e che ognuno inevitabilmente se la suona e se la canta a modo suo. Ed è vero basta leggere i commenti ai miei post. La verità migliore cioè quella più vera è quella che distingue: l’impianto legislativo del nostro sistema è buono, il suo governo è pessimo, la sua organizzazione generalmente mediocre, il lavoro ancora molto tradizionale, la qualità delle relazioni con i malati  meglio non parlarne, le tecnologie sono distribuite male, la spesa spesso antieconomica. Critico il gradimento “medio” dei cittadini, opaca la trasparenza, fermo restano che che  vi sono situazioni  in cui questo vale di più o di meno o per niente.

Ecco perché la sanità  non sopporta  giudizi sommari. Per dire di questa sanità  dovremmo semplicemente   prenderci  la responsabilità di una interpretazione plausibile nella quale siano chiariti due presupposti: i dati e i nostri  ideali di riferimento.  La sanità alla fine è quella che è (dati) e nello stesso tempo come diceva Pirandello è quella che ognuno crede (ideali) .

Questo spiega perché i dati del  “baromètre Cercle Santé” ci mettono in coda alle classifiche e il ministro Balduzzi continua a dire che abbiamo la migliore  sanità del mondo, anche dopo  la spending review. Detto in modo più semplice: in teoria abbiamo la migliore sanità del mondo  ma in pratica… Ma allora  perché cambiare la teoria, cioè l’impianto, i fondamenti, i valori della sanità pubblica e non cambiare la pratica?