Tralasciamo il clima da ultimi giorni di Salò, gli applausi delle brigate Santanchè, la solita tirata contro i giudici cattivi, la consueta apologia dell’evasione fiscale, le maledizioni alla Merkel e veniamo alla sostanza.

Primo: Silvio Berlusconi lancia accuse di fuoco contro il governo Monti che potrebbe cadere nei prossimi giorni. Secondo: si rimangia il passo indietro dell’altro giorno e dice “qui comando io” ad Alfano e agli altri poveretti del Pdl che già si spartivano l’eredità. Terzo: il Caimano ferito lancia da villa Gernetto una disperata campagna elettorale populista prefigurando una sorta di partito personale che, per capirci, con i moderati di Casini e con gli stessi montiani del Pdl non avrebbe più nulla da spartire.

Prima domanda: come la prenderanno a Palazzo Chigi? Fare finta di nulla è impossibile: Berlusconi resta pur sempre il leader del partito di maggioranza relativa e da questo momento in poi l’approvazione in Parlamento di leggi fondamentali come quelle di Stabilità e contro la corruzione rischiano di trasformarsi in un Vietnam per il governo.

Quanta voglia ha il premier di farsi rosolare così a fuoco lento? Se però Monti decidesse di staccarsi la spina, sicuramente i famosi mercati che ci avevano concesso una tregua non la prenderebbero bene.

L’avventurismo di Berlusconi rischia cioè, in un modo o nell’altro, di rimettere in moto il maledetto spread rinfocolando la disistima delle capitali europee contro i soliti italiani irresponsabili. E tutto questo perché un Tribunale della Repubblica lo ha condannato per frode fiscale inchiodandolo a una definizione, “delinquente naturale”, che dopo le ultime gesta appare ancor più calzante.

Il Fatto Quotidiano, 28 Ottobre 2012