Niente primarie Pdl, bastone tra le ruote al ddl Stabilità del governo Monti, voto a gennaio (magari un election day con le urne in Lombardia e Lazio). E magari una lista composta da candidati senza alcuna esperienza parlamentare e con un obiettivo ben preciso: riformare la giustizia. Ciò che il Cavaliere non ha detto (o non ha voluto dire) ieri a Villa Gernetto, lo si può leggere a pagina tre de il Giornale, che ricostruisce il dietro le quinte della conferenza stampa. In un articolo di retroscena firmato da Adalberto Signore, infatti, l’house organ di famiglia riporta le vere intenzioni dell’ex premier. “Berlusconi è una furia come non si vedeva da tempo” si legge. E, incassata la condanna a quattro anni per evasione fiscale, non ha nessuna intenzione di guardare i suoi mentre tengono ancora in vita l’esecutivo tecnico. “Affonda sul Quirinale, prende le distanze da Monti e fa sapere che non esclude di togliere la fiducia al governo” e passa al contrattacco. Non solo annunciando il suo ritorno in tv (da Porta a Porta di Vespa ai tg), ma anche in campagna elettorale con un ruolo da protagonista assoluto. Difficile, del resto, immaginare un Berlusconi padre buono del partito dopo il programma in cinque punti snocciolato durante i 50 minuti del comizio di ieri. “Fate le primarie, io mi occupo di fare campagna elettorale” è il ragionamento del premier secondo il quotidiano.

Una mossa tutt’altro che istintiva. E che confligge terribilmente con la linea tenuta dal segretario Angelino Alfano (in via dell’Umiltà c’è anche chi ha parlato della tentazione dell’ex Guardasigilli di mollare tutto) e dalle ‘colombe’ del Popolo della Libertà. Tutto può essere, quindi, tanto che il Giornale vede nei messaggi in diretta tv un interlocutore diverso dal governo dei professori e da chi nel Pdl la pensa diversamente dal Cavaliere. Per il quotidiano di Alessandro Sallusti, infatti, quello dell’ex presidente del Consiglio è un messaggio subliminale diretto a Giorgio Napolitano. Il ragionamento de il Giornale (o di chi lo ha imbeccato) è semplice: fallito ‘a causa dei giudici’ il tentativo di ‘pacificazione’ dopo le dimissioni del novembre scorso e l’avvento dei tecnici – e ormai rassegnato ad un altra condanna (gennaio?) per il caso Ruby – il Cavaliere ha deciso di fare a modo suo. Come al solito. Addio toni bassi e mano tesa agli alleati della strana coalizione, campagna stampa aggressiva contro Monti e il Colle, strategia old style con il Cav all’arrembaggio contro toghe rosse e comunisti. E un programma contro tasse, giudici e intercettazioni telefoniche diretto alla pancia del suo elettorato. Come prima e più di prima, quindi. E forse con un nuovo soggetto politico ‘interno’ al Pdl. “Un Berlusconi che per ora ‘congela’ la strada della lista autonoma, ma che ieri di fatto ha lanciato un nuovo partito con un programma lontano anni luce da quello del Pdl” scrive il Giornale. Se la conferenza di Villa Gernetto non è stata un nuovo predellino poco ci manca.