A Belfast la tensione tra la comunità cattolica e il governo di Londra torna ai livelli di guardia. Questa volta, però, non c’entrano le marce per le vie della capitale dell’Irlanda del Nord, che ogni anno provocano violenze e scontri, ma l’approccio a tematiche come l’aborto e l’adozione da parte di coppie omosessuali che vengono vissute come ingerenze politiche nella vita della comunità. L’apertura della clinica Marie Stopes, nel cuore di Belfast, il 18 ottobre scorso, ha segnato un momento a suo modo storico per il Paese: si tratta infatti della prima struttura (privata) nella quale saranno eseguite interruzioni di gravidanza. Il comando generale della polizia nord irlandese, con una nota a tutti i media, ha vietato a fotografi e operatori di filmare e fotografare il volto delle persone che entrano ed escono dalla clinica per evitare ritorsioni.

Tracey MacNeill, portavoce della clinica, ha fatto sapere che tutto lo staff ha una scorta. Una misura preventiva che rende il clima teso di questi giorni nella città. Bernadette Smyth, leader del gruppo cattolico antiabortista Precious Life, ha annunciato una protesta massiccia di fronte alla clinica e tre giorni di preghiere in strada. L’Irlanda del Nord è l’unica parte della Gran Bretagna dove non viene applicato l’Abortion Act del 1967, che rende legale l’interruzione di gravidanza nel Regno Unito. A Belfast, come a Dublino, l’aborto è ritenuto un crimine, ma mentre l’Irlanda è uno stato indipendente, l’Irlanda del Nord è legata a Londra. Per anni la comunità cattolica di Belfast, tendenzialmente indipendentista, si è confrontata con la comunità protestante (unionista e legata a Londra) anche su questi temi e, per quieto vivere, non si praticavano aborti in Irlanda del Nord. Secondo alcuni analisti della questione irlandese, la comunità cattolica potrebbe vivere l’apertura della clinica come una provocazione.

“Siamo nel bel mezzo di una lotta per salvare l’anima dell’Irlanda del Nord”, ha tuonato il vescovo Donald McKeown. Anche i protestanti, per motivi di fede, non esultano di fronte all’apertura della clinica, ma la decisione passa oltre le convinzioni religiose per entrare nella sfera politica, vissuta come un’ingerenza di Londra nella cultura e nei sentimenti della gente di Belfast, rinfocolando il separatismo che dopo gli accordi del 1998, mediati da Bill Clinton, viveva una stagione più o meno serena dopo le 3mila vittime degli scontri tra cattolici e protestanti dagli anni Sessanta agli anni Novanta. Le polemiche per l’apertura della clinica sono state fomentante anche dalla decisione della Corte Suprema, sempre il 18 ottobre, di dichiarare discriminatorio il rifiuto posto a una coppia omosessuale e non sposata di adottare un bambino. Il giudice Seamus Treacy, rispondendo all’appello presentato dalla Northern Ireland Human Rights Commission, ha ritenuto che negare l’adozione fosse “una evidente violazione della normativa europea in merito ai diritti umani e al rispetto della privacy e contro ogni forma di discriminazione”.

Il ministero della Salute in Irlanda del Nord ha annunciato immediato appello contro la decisione del giudice Treacy, mentre i rappresentanti della comunità omosessuali esultano. Anche qui, però, si rompe un equilibrio che dura da tempo. Almeno dal 2005, quando in tutto il Regno Unito è stato approvato il diritto delle persone dello stesso sesso di sposarsi con rito civile. Nel 2007, però, Londra delegò gran parte della materia alle autonomie regionali, per non fomentare le proteste proprio a Belfast. Dove continuava a essere applicata una legge del 1987 che vietava a coppie o single gay di poter adottare un bambino. Il giudice Treacy ha messo fuorigioco la vecchia norma, suscitando le ire dei gruppi conservatori sia cattolici che protestanti. Con la differenza, però, che gli integralisti cattolici denunciano un disegno politico per svuotare l’Irlanda del Nord delle sue tradizioni. “Per anni è stato consentito ai leader politici di usare la propria fede come una clava sulla società civile nordirlandese, utilizzando i soldi pubblici per tutelare le loro convinzioni religiose”, ha commentato John O’Doherty, portavoce di Rainbow Project, gruppo che si batte in Irlanda del Nord per i diritti degli omosessuali. “Questa decisione è storica e pone rimedio a una questione lasciata in sospeso per anni”. Il problema adesso si ripropone, con la comunità cattolica che percepisce questi due episodi come una violenta ingerenza nella cultura nord irlandese da parte di Londra. In passato questa percezione non ha portato a nulla di buono.