Cambio al timone de La Padania, il quotidiano della Lega Nord. Dopo le dimissioni irrevocabili presentate da Stefania Piazzo è arrivata un’altra donna, Aurora Lussana. Si tratta dell’ottavo direttore del giornale fondato nel 1997 sotto la guida di Gianluca Marchi. L’Editoriale Nord ha comunicato la sua nomina nella serata di mercoledì con una breve nota affidata ai social network: “Nel ringraziare Stefania Piazzo per la qualità dell’impegno profuso in questi anni l’Editore formula al nuovo direttore i migliori auguri di buon lavoro e di successo, tanto per il quotidiano in edicola quanto per l’imminente on line”.

Bergamasca, 36 anni (di cui 18 vissuti in Lega), maroniana convinta, Aurora Lussana è direttrice del telegiornale di TelePadania. Laureata in scienze politiche con una tesi sulla storia del giornalismo, ha iniziato la professione come corrispondente parlamentare. Oggi è lei stessa a dirsi sorpresa dal nuovo incarico: “E’ una nomina del tutto inaspettata. Non mi sarei mai immaginata di dirigere La Padania e per certi versi è una scelta che non comprendo, devo ancora imparare tutto, ho esperienza di televisione e di web, ma non ho mai lavorato in una redazione di un quotidiano cartaceo”.

Vero è che per La Padania si è già aperta una fase di transizione che culminerà (non si sa ancora quando) con la fine dell’esperienza del quotidiano cartaceo (che da anni soffre di un cronico calo di lettori) e la migrazione sulla nuova piattaforma web che dovrebbe unire in un unico contenitore la tv, la radio e il giornale. “La mia probabilmente è una figura di transizione – ha detto Lussana – sono stata avvertita ieri pomeriggio dal segretario federale Roberto Maroni che mi ha chiamata proponendomi questa nuova avventura”, una volta ricevuto l’imprimatur del segretario federale è stata dura tirarsi indietro: “Ho detto di sì con un po’ di incoscienza, ma forse, in un momento in cui c’è chi fa passi indietro per il bene dell’Italia, è giusto che io faccia un passo avanti per la crescita della Padania. Scherzi a parte, non ho nobili origini, sono figlia di operai e sono un’outsider del giornalismo, mi fa piacere che si siano fidati di me”.

Cresciuta tra gazebo e banchetti leghisti, ad Aurora Lussana non manca la voglia di portare un po’ di aria nuova nel giornale di partito: “Io sono per la condivisione e la collegialità, non ho niente da insegnare a nessuno. La Padania la leggo dal primo giorno che è in edicola ma oggi il mio obiettivo è quello di accettare la sfida del web. Siamo di fronte ad una Lega nuova, con un messaggio più articolato e complesso di quello che ha portato fino ad oggi. Negli ultimi sei mesi in Lega è cambiato molto, c’è un altro approccio nuovo ed è questo approccio che voglio portare a La Padania”.

Il giornale cartaceo, se vuole raccogliere la sfida della transizione verso il web dovrà imparare ad essere meno autoreferenziale ed aprirsi al dialogo con il mondo, offrendo un proprio punto di vista: “Io parlo molto con i militanti – ha spiegato la neo direttore – il leghista medio oggi si è sgravato da un peso, siamo usciti dalla torre d’avorio e siamo ben contenti di aver preso una strada nuova. Se il nord si spaventa per il passaggio sul web o per il cambio di linguaggio, allora non ho capito i nordici. Credo invece che, dal momento che Dio è morto, tutte le infinite possibilità dell’essere sono davanti a noi”. Detto questo, però, il nuovo direttore della Padania non si illude, conosce bene i limiti di un quotidiano di partito: “E’ una cosa complicata ma farò di tutto per l’approdo sul web, per un giornale low cost in cui raccontare bene la società a cui si è aperta la Lega. Il linguaggio innovativo della rete è quello di cui hanno bisogno i leghisti, che non sono solo i vecchi ottusi stereotipati in anni di preconcetto antileghista”.

La “direttora” per ora ci mette i buoni propositi e dice di volere un giornale meno retorico e meno istituzionale: “Non voglio raccontare l’agiografia dei santi leghisti e vorrei prendermi tutta l’autonomia che mi è stata promessa”. In quindici anni di vita La Padania è sempre stata rigidamente sotto il controllo della segreteria del partito. Dopo il tramonto del vecchio capo e la fine del mito bossiano, Aurora Lussana assicura che nella nuova linea del giornale ci sarà spazio anche per il dibattito interno: “Da sei mesi a questa parte è ontologicamente cambiata la geografia della Lega. Non abbiamo più il dio padre, Bossi, c’è proprio un’altra gestione nel movimento, più collegiale, a più voci, c’è voglia di mettersi in discussione, di aprirsi al mondo. La Lega si è destrutturata, oggi è un laboratorio. Si è scardinato un sistema, senza traumi, c’è stato un passaggio verso un approccio diverso all’interno e verso l’esterno del partito. I tabù che c’erano prima non ci sono più. Umberto Bossi rimane nel nostro immaginario, nei nostri cuori, ma oggi siamo di fronte ad una nuova complessità che è stata finalmente accettata, abbandonando l’ottusità rassicurante in cui ci siamo rinchiusi per anni. Non possiamo continuare a pensare che siamo belli e bravi solo noi, serve un cambiamento, che passerà anche dall’ironia, perché noi leghisti sappiamo anche essere gente simpatica”.