La ministra Elsa Fornero è criticata nel modo sbagliato per le ragioni sbagliate. E più sento il modo sessista e maschilista in cui viene attaccata da personaggi tipo Vauro – autore su Fornero de “la ministra squillo” ovvero una delle più brutte e fuori luogo vignette che la satira ricordi – più mi viene voglia di scrivere per difenderla da quegli attacchi, e criticarla per ciò che da ministra del Lavoro non ha saputo ancora fare.

Così, quando la sua frase sul “non essere troppo choosy” è salita agli onori delle cronache dal convegno di Assolombarda, per prima cosa mi sono guardato la registrazione. Lì ho scoperto che Fornero parlava esplicitamente di un tempo passato, distinguendo dalla realtà di oggi: “Lo dicevo sempre ai miei studenti: prenda la prima (occasione) poi da dentro lei si guarda intorno. E lo fa però… bisogna entrare nel mercato del lavoro, subito. Non pensare che c’è sempre un’offerta migliore che ti arriva dopo… adesso non è più così con un mercato tanto difficile e tanto, diciamo, debole come quello che abbiamo in questo momento. Però abbiamo visto tutti laureati che stavano lì in attesa del posto ideale. Non è così: nel mercato ti devi attivare, devi entrare poi devi magari migliorare.”

E in seguito a domanda diretta del giornalista di Repubblica Tv subito dopo la fine del convegno: “Ministro, secondo lei i giovani italiani sono troppo schizzinosi quando cercano lavoro?” La ministra ha risposto in modo altrettanto chiaro: “No, non l’ho mai detto, guardi, i giovani italiani oggi sono disposti a prendere qualunque lavoro, tanto è vero che oggi i giovani sono in condizioni di precarietà. E quindi ho detto che – in passato – poteva capitare che qualche volta uno, in passato, quando il mercato del lavoro consentiva cose diverse. Oggi i giovani italiani non sono nella condizione di essere schizzinosi.”

Questo per amore di cronaca. Voglio però andare un po’ oltre e tirare in ballo la questione dell’essere o non essere schizzinosi quando si è laureati o dottorati e si cerca di entrare nel mondo del lavoro. Io parto da un assunto, che so di condividere con pochissimi: per me il lavoro non è mai stato un diritto. Vedo il lavoro anzitutto come una necessità, poi come un’occasione per sentirsi utile, solo poi come un’ambizione.

Personalmente, conosco moltissimi giovani italiani pronti ad accettare qualunque lavoro, anche umile purché dignitoso. Sono questi coloro che più si sono arrabbiati con ciò che la stampa ha estrapolato dalle frasi di Fornero. Questi giovani (o non più giovani) sanno sulla loro pelle cosa significa accettare un brutto lavoro con un contratto da precario e nessun benefit. Alla stessa maniera, però, conosco anche gente laureata o dottorata che non penserebbe mai di fare il collaboratore domestico, il lavapiatti, il cameriere, il netturbino, il panificatore, l’apprendista idraulico o meccanico e così via. Tutti lavori che, infatti, vengono coperti normalmente da non-italiani. Uno dei motivi per cui questi giovani “schizzinosi” non accettano mansioni umili è che hanno il terrore, una volta assunti per qualcosa che interessa poco, di non riuscire più a migliorare la propria condizione.

Ma come mai alcuni di quei giovani “schizzinosi” quando scelgono di emigrare all’estero, spesso perdono completamente  la loro “schizzonosità” e accettano lavori altrettanto umili di quelli rifiutati in Italia? E’ semplice, ed è qui la mia critica al Ministro del Lavoro: all’estero se inizi lavorando in un McDonald, è del tutto possibile licenziarsi dopo poco tempo e passare a un lavoro migliore. All’estero è possibile salire la scala sociale e arrivare, in tempi decenti, a un lavoro che soddisfi. Magari non il lavoro ideale, ma nemmeno un lavoro frustrante. In Italia, questo, è pressoché impossibile, anche a causa di un sistema di raccomandazioni che premia chi conosce la persona più potente, e non per ciò che si sa fare.

Fornero è stata ministro del Lavoro per un tempo corto, eppure ha dimostrato di saper fare delle riforme molto dure e difficili. La più importante di tutte, però, è rimasta nel cassetto: trasformare il mercato del lavoro in un mercato realmente aperto, dove siano premiate le competenze, il saper fare, le abilità di ciascuno, e non il grado di parentela o di patronato politico. Da una grande esperta del mercato del Lavoro, era lecito aspettarsi di meglio.