Calcio 2.0, la rottamazione delle obsolete politiche sportive. Davanti ai (discussi e controversi) predecessori Matarrese e Carraro, la rivoluzione della Figc passa per una gremita sala di Palazzo Chigi, parole e musica del Presidente Giancarlo Abete. Oggi: “La nostra è una casa di vetro. Non ci è mai interessato il potere. E’ facile distruggere, noi vogliamo costruire”. Il vecchio che cambia, finisce nel Bilancio Sociale 2012, strumento innovativo di stimolo alla trasparenza, pensato per la crescita dell’intero sistema calcio, realizzato col contributo europeo dell’Uefa: una svolta, principalmente, di carattere culturale. E poi di natura gestionale, per il piacere del sommo giocattolo degli italiani.

Per la prima volta al mondo, infatti, una federazione nazionale si apre all’esterno e mette nero su bianco, rendicontando strumenti di governance e attività svolte, responsabilità sociale ed amministrazione del capitale, sia umano che economico e immobiliare. Non pare vero, ma tutto questo accade in Italia, nelle stanze di governo di un asset (il calcio) costantemente sotto botta, tacciato (spesso a ragion veduta!) di oscurantismo, misteri e inclinazione all’opacità, ma che nell’Unione Europea – come dicono gli economisti – muove lo 0,1% del Pil (e scusate se è poco).

Inclusività, codice etico, sostenibilità, chiarezza e tempestività affidabile sono le chiavi di volta della valorizzazione della patria azione pallonara: oltre un milione di tesserati (1,3% sono professionisti) per più di 70.000 squadre sparse da nord a sud, compresi dilettanti e settore giovanile-scolastico, senza contare l’ammontare dell’indotto. Un insieme diversificato e strutturato, idealizzato nella maglia azzurra quadri-campione del mondo, supportato da iniziative di promozione, fidelizzazione, ricerca e comunicazione di nuova generazione. Il segnale c’è, basta captarlo.

Il Centro Studi, Sviluppo e Iniziative Speciali (nato nel 2010, alle dipendenze della direzione generale Figc è sicuramente il braccio operativo più evoluto: organizza corsi di formazione per lo sviluppo di nuovi stadi, seminari sui musei del calcio, attività didattica, di supporto e studio con le maggiori università. Sostiene progetti di responsabilità sociale in partnership con fondazioni, associazioni e onlus del terzo settore. E poi, l’istituzione di un Fondo Iniziative Sociali anche per contributi culturali e umanitari, compresi aiuti tangibili alle organizzazioni impegnate in Africa, Sudamerica e tra i detenuti del carcere romano di Rebibbia. Forse Italia-Malta giocata a Modena pro-popolazioni-terremotate e l’imminente visita di Buffon, De Rossi&C. nel napoletano a Quarto (la squadra locale è stata confiscata ad un clan della camorra), non resteranno episodi isolati: “La creazione di valore – ha concluso Abete – non passa unicamente per la gestione economico-patrimoniale, ma si registra nella rendicontazione degli aspetti etici e sociali”. Ogni tanto, una buona notizia. Urrà!