L’indagine della procura di Bologna sulla segretaria storica di Pierluigi Bersani, Zoia Veronesi – accusata di truffa aggravata – cade sulla testa del leader del Pd a poche settimane dalle primarie del centrosinistra. Per questo tra i vertici del partito c’è chi accusa Enzo Raisi, deputato di Futuro e Libertà, di tirare fuori questa storia a ogni elezione. Perché il coordinatore regionale di Fli in Emilia Romagna portò in procura un faldone di carte con cinque esposti nei primi mesi del 2010, alla vigilia delle regionali.

Onorevole Raisi…

“La fermo subito: non mi chieda anche lei perché esca fuori proprio ora questa notizia. Non è affar mio. Potrei involontariamente inficiare le primarie, ma sottolineo involontariamente. Non ho mai fatto esposti contro candidati, e Bersani allora non lo era. Non è colpa mia se spunta fuori proprio in questi giorni, ma io faccio quello che ogni cittadino deve fare e soprattutto un deputato”.

Partiamo da quei primi giorni del 2010.

“Devo fare una premessa: di esposti alla procura di Bologna ne ho fatti parecchi. L’unica cosa che mi lascia perplesso è che sono l’unico politico che fa esposti contro la Regione e che non è un consigliere regionale. Detto ciò, in quei giorni vennero da me dei cittadini con documenti circostanziati. Riscontrai diversi elementi e portai tutto in Procura”.

Di cosa si trattava?

“Cinque esposti su cinque differenti casi, ma tutti inerenti la Regione e la sua mala gestione. Di quei cinque esposti due non so che fine abbiano fatto. Un terzo venne archiviato. E i due restanti sono gli unici per ora ad aver prodotto degli atti giudiziari”.

Uno riguardava Zoia Veronesi, indagata per truffa aggravata.

“Esatto. Veronesi fu scelta senza alcun concorso, senza avere una laurea, fatto legale ma straordinario, e fu distaccata a Roma dove avrebbe dovuto proseguire il suo lavoro per la Regione, ma noi la vedevamo sempre con Pier Luigi Bersani. La procura ha fatto le sue verifiche e questi sono i risultati”.

E l’ultimo esposto di cosa trattava?

“Erano documenti che hanno già portato ad alcuni risultati, come l’arresto di un maresciallo della Guardia di Finanza”.

(Il tribunale del Riesame recentemente disposto gli arresti domiciliari per un maresciallo accusato di truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta della Procura relativa a un cantiere edile a San Lazzaro di Savena, a due passi da Bologna. Il finanziere è accusato di aver ottenuto illegittimamente – visto che non ne aveva i requisiti – un alloggio in edilizia convenzionata di un complesso residenziale costruito dalle aziende Cipea e Idroter, separandosi fittiziamente (secondo l’accusa) dalla moglie, così da consentirle di aggiudicarsi la casa. L’inchiesta madre sul Cipea, nata dall’esposto di Raisi, si è chiusa invece in estate. ndr).

Alcune settimane fa lamentava su Facebook l’immobilità della procura di Bologna, attaccandola fortemente. L’hanno smentita?

“Evidentemente le mie critiche hanno prodotto qualcosa, lamentarsi fa bene! Prendo comunque atto della loro risposta coi fatti, e non so se sia dovuta alle mie sollecitazioni o ai loro tempi. Sono convinto, però, siano in buona fede”.

Non è mai stato leggero con la procura di Bologna.

“La vecchia gestione, va detto, non mi convinceva, era una procura militante. Con il nuovo procuratore capo qualcosa è cambiato di certo. Per noi bolognesi l’avviso di fine indagine nei confronti del governatore Vasco Errani e ora questa inchiesta sulla segretaria di Bersani sono fatti storici, mai accaduti dal dopoguerra”.