“Siamo rimasti sconvolti dalle poche cose che siamo riusciti a vedere nella comunità per minori della Lilium: nessuna attività ricreativa, educativa, di formazione professionale, didattica, riabilitativa: ragazzi e ragazze chiusi a chiave nelle loro stanze, pesantemente sedati, tristi e intimoriti, alcuni che dormivano in locali angusti, senza lenzuola e cuscino, stanze dei ragazzi senza comodini, apparecchi musicali, armadi e librerie, locali adibiti ad ufficio e accoglienza al pubblico fuori norma con soffitti di altezza di circa  due metri e una trave a un’altezza di circa 1,70 metri”. E ancora: “i responsabili della comunità hanno ammesso di ricevere ben 400,00 euro al giorno.
 
E nonostante tutti questi soldi spesi abbiamo visto dei ragazzi chiusi nelle loro stanze con 4 ragazzi per stanza in due letti a castello, senza comodini, armadi, libri, computer; ragazzi completamente sedati che al pomeriggio vanno a fare un sonnellino dopo mangiato come i bambini dell’asilo. Una ragazza molto esile e magra che non appena è stata aperta la porta ha tentato subito di scappare e che tirava i capelli alla psichiatra che l’aveva presa per farsi liberare senza neppure avere la forza di gridare. Ma il silenzio opprimente che regnava sovrano e che ti entrava nelle ossa è stata la cosa che tutti i visitatori si sono portati via. Regnava un silenzio surreale e una sensazione di apatia, non certo di recupero della voglia di vivere”.
Questo si legge  in un esposto alla Procura a firma del vice presidente del Comitato dei cittadini per i diritti umani a seguito della visita fatta a settembre scorso presso la comunità per minori Lilium di S. Giovanni Teatino (Ch).
 
Lupinetti, della comunità Lilium afferma: “Siamo stati sbattuti in “prima pagina” senza tenere cura della delicatezza e l’importanza del nostro lavoro, nella cura e nell’assistenza di minori in grave disagio, e al rispetto dovuto agli stessi nostri 100 dipendenti, persone in carne e ossa coinvolte in un impegno quotidiano e difficile”. «Le porte della Lilium – conclude Lupinetti – sono sempre aperte. Invitiamo, come sempre, i Sigg. Giornalisti a verificare con i propri occhi tutto quanto diciamo». Lupinetti inoltre da parte della cooperativa  diffida chiunque a divulgare notizie false: “considerando che i fatti raccontati in questi giorni sono frutto di una distorta rappresentazione della realtà da parte degli organi di stampa e di persone che le hanno impropriamente diffuse”. 
 
Questa notizia e la polemica che le sussegue con accuse e smentite, apre una faglia nel silenzio assordante sulla malattia mentale. Ovunque sia la verità in questa storia, ci troviamo comunque  davanti ad uno spaccato di solitudine e  di profonda difficoltà di collaborazione da parte di chi ha a che fare con questo mondo. Dopo il caso Mastrogiovanni, legato a un letto polsi e caviglie per tre giorni e morto durante un trattamento sanitario obbligatorio  in un agonia  ripresa dalle telecamere, è il caso di fare una riflessione. 
 
Una triste verità è che troppo spesso si abusa di una  professione quando questa stessa diventa potere, troppo spesso si lavora solo per uno stipendio e non per vocazione. Vocazione sì, perché quando si ha a che fare con minorenni, anziani, depressi o persone con problemi psichici, lo si deve fare con l’anima e poi con la tecnica, l’ultimo interesse deve essere il danaro. Se non si ha questa sorta di vocazione, si può fare altro nella vita. Nel lavoro con minorenni, anziani, portatori di handicap o malati psichici, lo stress è molto forte, alcuni possono arrivare a maturare indifferenza, altri a coinvolgersi inficiando il loro stesso operato. La deriva è vedere infermieri maltrattanti, badanti carnefici, operatori delinquenti e brutali.  E’ terribile essere consci dei danni psichici che possono maturare queste vittime, brutalizzate da un’istituzione che doveva tutelarli. In Sorvegliare e punire Foucault scriveva : ” Non bisognerebbe dire che l’anima è un’illusione, o un effetto ideologico.

Ma che esiste, che ha una realtà, che viene prodotta in permanenza, intorno, alla superficie, all’interno del corpo, mediante il funzionamento di un potere che si esercita su coloro che vengono puniti – in modo più generale su quelli che vengono sorvegliati, addestrati, corretti, sui pazzi, i bambini, gli scolari, i colonizzati, su quelli che vengono legati ad un apparato di produzione e controllo lungo tutta la loro esistenza.”

Ora tutta l’opinione pubblica è protesa al gossip, agli scandali, alle urla del “mandiamoli tutti a casa”. Io vi chiedo solo di prestare orecchio anche a chi parla degli ultimi, a chi lotta contro gli sfratti, per il salario minimo, per la dignità nelle carceri e contro ogni forma di abuso detentivo. Quando si rinchiude qualcuno quel qualcuno sparisce. Questo è tremendo per una società che si ritiene civile.

Prestiamo attenzione ai giovani, agli ultimi: riteniamoli tutti nostri figli, nostra più splendida risorsa e non fannulloni o scarti della società. Questo appello di Don Gallo vale per tutti noi. 
 “Agitatevi, perché tutta la società ha bisogno del vostro entusiasmo! “