Un’altra volta. Stanno provando un’altra volta a tappare la bocca a chi, in Italia, fa un “certo” giornalismo. Quello d’inchiesta, come Report, come Santoro (a proposito, in bocca al lupo a tutta la redazione di Servizio Pubblico), come Il Fatto Quotidiano.

E il fronte dei censori è bipartisan, perché trasversali sono gli interessi che il giornalismo d’inchiesta tocca.

In tutti i partiti c’è qualcosa da nascondere sotto il tappeto. Guai a chi provi a sollevare per scoprire, tra tanta polvere, i fatti che interessano ai cittadini.

Per questo in Parlamento, invece di trovare una soluzione agli esodati, pensionati, precari e ai tanti giovani e meno giovani senza lavoro, stanno lavorando sodo per emanare norme per imbavagliare la stampa.

Non sono riusciti a scrivere una legge anticorruzione efficace, ma sprecano il loro tempo ad approvare nuovi bavagli.

Si parla di multe sino a 100 mila euro per i giornalisti che si rendono responsabili di diffamazione. E senza possibilità di escludere la punibilità del giornalista in caso di rettifica e risarcimento. La norma colpisce anche il web perché anche le testate telematiche  sono inclusi nella disciplina. Non ancora i blog, ma si riservano di aggiungerli.

Le cose da fare e da proporre sarebbero tante, ma è il momento di mettere ordine.

La prima, senz’altro, è partecipare al presidio di oggi alle 17 davanti al Pantheon.

E poi, ecco 8 risposte concrete che proponiamo sul tema:

  • Introdurre il reato di “censura” e “tentata censura” per chiunque ostacoli o tenti di ostacolare la libera circolazione dell’informazione.
  • una riforma severa dell’attuale legge sul finanziamento pubblico ai giornali, 
  • una legge che riconosca a ogni cittadino il diritto di accedere a ogni dato e informazione in possesso della pubblica amministrazione, come avviene in decine di altri Paesi attraverso i Freedom of information act.
  • un tetto severo per evitare ogni concentrazione di imprese editoriali (giornali, radio, tv e Internet).
  • una forte legge sul conflitto di interessi che impedisca che in una stessa persona si sommino potere economico o mediatico e potere politico
  • un servizio pubblico svolto nell’interesse dei cittadini e non dei partiti.
  • l’accesso a Internet come diritto fondamentale del cittadino inserito nella Costituzione.
  • investimenti consistenti per la massima semplificazione e digitalizzazione della burocrazia e del rapporto con la pubblica amministrazione e per la diffusione della banda larga.

Queste sono solo alcune delle proposte (le altre le trovate sul sito) che, come gruppo “Su la testa”, stiamo condividendo per capire da dove far partire la nostra voglia di riscatto e di coinvolgimento. Vogliamo farlo con tutte e tutti coloro che credono, come noi, “che la buona politica ha bisogno di idee forti: quelle tiepide sono solo un alibi di chi non vuole cambiare niente, perché in fondo gli va bene così.”