Arriva la prima assoluzione in appello per i tre poliziotti condannati in primo grado per omissioni e depistaggi nelle indagini sull’omicidio colposo di Federico Aldrovandi. Dopo la conferma in primo grado del verdetto del tribunale di Ferrara per Marcello Bulgarelli, ex capoturno della centrale operativa della questura, e Marco Pirani, ufficiale di polizia giudiziaria (rispettivamente 10 mesi per omissione di atti d’ufficio e favoreggiamento e 8 mesi per omissione di atti d’ufficio), dalla Corte di Appello giunge una sentenza favorevole per uno degli imputati.

Una sentenza quasi scontata alla vigilia, dopo che lo stesso procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste, sposando così la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Piersilvio Cipollotti. E così è stato, dopo sei ore e mezza di camera di consiglio. Paolo Marino, all’epoca dirigente della sezione volanti della questura di Ferrara, fu condannato nel marzo 2010 a un anno per omissione per non aver informato dettagliatamente il pm di turno di quanto accaduto in via Ippodromo il 25 settembre 2005. Per lui si registra anche nel maggio 2011 una condanna a tre mesi con l’interdizione per un anno dai pubblici uffici, sempre per omissione in atti di ufficio, per la mancata trasmissione dei brogliacci della questura relativi all’intervento delle volanti, nei quali comparivano correzioni e cancellazioni fatte a mano.

Marino è sotto processo anche ad Ancona, chiamato in causa per diffamazione dalla prima pm che si occupò della vicenda, Mariaemanuela Guerra, che a Mantova ha portato in tribunale anche la madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti.

A scardinare l’impianto accusatorio del primo grado hanno contribuito le testimonianze di due testimoni chiave: l’allora vicequestore Gennaro Sidero e del medico legale Eleonora Lumare. Il primo aveva confermato davanti alla corte d’Appello la versione di Marino. Secondo Sidero il dirigente fece almeno un paio di chiamate al pm di turno – che non si recò sul luogo dove giaceva privo di vita il diciottenne Federico Aldrovandi – dicendo che il ragazzo era deceduto e che sul posto doveva ancora arrivare il medico legale. Eleonora Lumare affermò invece che la Guerra sapeva già della colluttazione, tanto che non rimase stupita quando gliene parlò al telefono.