“Perché io so io, e voi non siete un cazzo”! La lezione del Marchese del Grillo è sempre attuale. Da Palazzo della Foresteria, sede della Prefettura di Napoli, ce ne arrivano le dimostrazioni. Peccato per il signor prefetto di Napoli, Andrea De Martino, che dopo anni di onorata carriera sta per andare in pensione ma verrà ricordato solo per i disastrosi autogol che hanno marchiato gli ultimissimi giorni di permanenza in carica.

Prima quel terribile e sproporzionato cazziatone contro un mite, amato e coraggioso parroco di periferia, don Maurizio Patriciello, che combatte i roghi tossici della Terra dei Fuochi contro la violenza della camorra e i ritardi delle istituzioni, quelle stesse istituzioni che il signor prefetto ritiene vengano ‘offese’ perché il prete si è rivolto verso la dottoressa Pagano chiamandola ‘signora’ e non ‘signora prefetto’.

Poi la caduta di stile della festa in Prefettura per salutare colleghi e amici nell’imminenza della pensione. Festa che non si è ritenuto opportuno annullare nonostante la data concomitante coi funerali del povero Pasquale Romano, ucciso per sbaglio dai clan mentre andava a giocare a calcetto. Festa per la quale – come hanno denunciato i Verdi napoletani con tanto di reportage fotografico – la mitica Piazza del Plebiscito, interdetta da venti anni al traffico veicolare, è stata trasformata in un parcheggio riservato ai potenti e ai vip invitati al party, giunti sul luogo in un tripudio di auto blu e lampeggianti accesi. Evidentemente per gli amici del Prefetto non si applicano le regole riservate ai comuni cittadini. Perché loro sono loro, e noi non siamo un cazzo.