Sono passati pochi mesi dall’acquisizione da parte della casa automobilistica Audi, che già la nuova Ducati “tedesca” sbarca in Brasile. L’azienda di Borgo Panigale ha infatti annunciato oggi durante una conferenza stampa a San Paolo la nascita di una nuova società, dopo aver terminato il rapporto con il precedente importatore, il Grupo Izzo. Il nome della nuova realtà sarà Ducati do Brasil Indústria e Comércio de Motocicletas Ltda, con sede nella metropoli sudamericana. Il gruppo gestirà totalmente la distribuzione di moto e di altri prodotti a marchio Ducati e il servizio di assistenza in tutto il Paese. La casa emiliana inoltre troverà a quelle latitudini la Fiat di Sergio Marchionne, che nel paese carioca, dal 1976, fa le proprie fortune.

In Brasile, diventato una delle nuove potenze economiche mondiali, Ducati inizierà presto anche a produrre. O meglio inizierà ad assemblare le motociclette, i cui pezzi continueranno a essere prodotti in Emilia. Nello stabilimento di Manaus si produrrà infatti, come scrive una nota della stessa azienda, in CKD per conto di un altro colosso brasiliano, la Dafra. Il Complete Knock Down è una pratica comune che permette alle aziende affiliate di pagare meno tasse di importazione e di ridurre le tasse locali usando la manodopera del paese di assemblaggio.

La Ducati Motor avrà il totale controllo della nuova filiale. “Il mercato brasiliano delle motociclette è uno dei mercati più interessanti al mondo, il terzo in termini dimensionali.”, ha detto Gabriele Del Torchio, l’amministratore delegato Ducati, durante la conferenza stampa. “L’apertura della filiale e l’assemblaggio delle nostre moto presso lo stabilimento di Manaus, confermano il nostro impegno diretto nei confronti dei clienti brasiliani, ai quali vogliamo garantire il miglior servizio possibile in termini di vendita e post-vendita”, ha detto l’ad di Borgo Panigale, confermato alla guida della rossa nonostante il cambio di proprietà e l’arrivo di Audi.

Per i quasi mille lavoratori della fabbrica emiliana alle porte di Bologna, la nuova apertura è un segnale da valutare: “Va bene tutto se serve perché l’azienda cresca – dice a ilfattoquotidiano.it Totò Carotenuto della Fiom Cgil, un vita passata dentro la Ducati – Basta che la sede rimanga a Borgo Panigale”. Per il sindacalista è abbastanza ovvia la scelta di aprire nel paese sudamericano: “Credo ci fossero dazi molto alti per esportare direttamente lì”. Poi il sindacalista racconta i primi mesi della gestione Audi: “Per ora non ci sono stati grandi cambiamenti e ci è stato promesso che la sede bolognese verrà addirittura rafforzata”. In effetti i segnali positivi per la casa motociclistica più famosa al mondo ci sono tutti. A luglio nonostante un calo del mercato di oltre il 30 %, le immatricolazioni di Ducati nel mondo sono salite del 5,4 %.

Non male considerando che all’inizio del 2012 la questione della vendita della holding emiliana aveva messo tutti in allarme. Era stato proprio l’ex patron del fondo di private equity Investindustrial che aveva in mano Ducati, Andrea Bonomi, in un’intervista alla stampa straniera a mettere in vendita le sue azioni. Inizialmente la cifra messa in gioco dal finanziere era di 1 miliardo di euro. Un’immensità considerato che la Investindustrial la rilevò nel 2006 per meno della metà. Da quell’annuncio di metà febbraio per un mese si erano rincorse le voci più disparate. Si parlò inizialmente di Bmw, poi del colosso indiano Mahindra. Poi l’arrivo di Audi, È certo infatti che Ingolstadt si accollerà i debiti di Borgo Panigale. 860 milioni di euro, debiti inclusi e la rossa di Borgo Panigale entra nell’orbita della casa di Ingolstadt con la benedizione dei sindacati. “L’Audi ha già rilanciato la Lamborghini e soprattutto in questo modo la Ducati avrà di nuovo una proprietà che sa di motori, e non solo di finanza”.