“Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti nel film “Palombella rossa” eppure sembra che troppo spesso in Italia le parole abbiano perso di significato.

Il video che da qualche giorno fa il giro della rete e che riprende Andrea De Martino (per alcuni  l’appellativo “signore” è anche troppo), prefetto di Napoli, redarguire severamente don Maurizio Patriciello, prete anti clan durante una riunione in Prefettura ne è un esempio lampante.

Don Maurizio, che prendeva la parola per denunciare ancora una volta la grave emergenza della c.d. “terra dei fuochi” dove quotidianamente vengono bruciati rifiuti di tutti i generi sotto l’occhio immobile delle autorità, si sarebbe macchiato di oltraggio nei confronti della signora Carmela Pagano, prefetto di Caserta, semplicemente per averla chiamata “signora” (sic!).

L’episodio mette alla luce l’arroganza di personaggi pubblici che si adirano perché abituati a  fregiarsi di titoli e appellativi che troppo spesso non meritano.  Il Prefetto che considera un’offesa essere chiamato “signore” forse dovrebbe fare un giro all’estero (un paese a caso: la Francia) dove è cosa normale chiamare “signore/a” finanche un parlamentare o persino lo stesso Presidente della Repubblica senza che quest’ultimo si senta neanche lontanamente “offeso” (proprio strani questi francesi!)

Ma questa storia mi porta alla mente un particolare aneddoto vissuto durante una visita al Parlamento Europeo. Nel corso di una seduta plenaria fui colpito nell’ascoltare gli interventi degli europarlamentari dal notare come quelli italiani fossero gli unici ad usare l’appellativo di “onorevole”, sconosciuto ai loro omologhi europei, per i quali Mister/Monsieur/Herr era, ieri ed oggi, più che sufficiente. Ma la cosa che ancor più mi lascio perplesso fu ascoltare che gli stessi interpreti italiani, forse presi dalla “sindrome De Martino” preferivano tradurre il Mister/Monsieur/Herr con “onorevole” piuttosto che con “signore”.

A questo punto allora perché non cogliere l’occasione per bandire (io nel mio piccolo l’ho già fatto), almeno nell’uso quotidiano che ne fanno giornali e televisioni, questo termine obsoleto che non solo non ha eguali dai nostri vicini ma non rispecchia neanche le “caratteristiche” dei nostri parlamentari, che di onorevole non hanno più niente?

Magari richiamare col loro vero nome le persone potrebbe essere un buon inizio per farle tornare con i piedi per terra! E direi che “signore” è già un “appellativo rispettoso” questo se il vocabolario della lingua italiana ha ancora valore.

Twitter: @adambra