Come si esce da questa grande cloaca di illegalità e corruzione diffusa? Solo con una rivoluzione. Morale, culturale, intellettuale, di coscienza. Deve partire dal basso e colpire la governance, a tutti i livelli. Con spietatezza, privilegiando solo onestà, merito, esperienza (dimostrata però con rettitudine).

Ogni candidatura per ogni ruolo apicale dovrà essere trasparente (come l’acqua di fonte) e a tempo (basta con la politica ab illo tempore), soprattutto non autoreferenziale tale da richiudersi in uno scrigno. Possibilmente anche giovane, dando spazio anche alle donne. Utopia? No, dipende solo da noi. La rivoluzione non basta invocarla. Occorre farla. Serve una Primavera italiana.

Il problema più grave è che noi si è davanti ad una illegalità e ad una corruzione diffusa non solo alla base ma soprattutto al vertice della piramide. I nostri diritti vacillano e in parte sono già stati soppressi. L’Europa ci chiede da qualche decennio di adeguarci al quadro normativo anticorruzione degli altri paesi e noi invece, dopo un abnorme ritardo, approntiamo un quadro studiato ad arte per continuare a garantire l’impunità ai tanti fenomeni di corruzione che hanno devastato questo Paese, riducendoci in povertà (noi, mica i corruttori e i corrotti) e rendendoci non credibili ed inaffidabili agli occhi degli stranieri. Che il disegno che ha ottenuto la fiducia sia l’espressione del più bieco gattopardismo lo ha certificato il Csm e autorevoli giuristi.

La ministra Severino dovrebbe prenderne atto e avere la dignità di dimettersi. Salvaguarderebbe la propria statura. Siamo dunque dinanzi ad un fenomeno di inaudita gravità: la corruzione di Stato. E con una prospettiva più ampia, siamo oramai dinanzi alla illegalità di Stato. Con essa intendo un fenomeno di apparente legalità (in quanto normato, regolamentato, disciplinato) ma con l’intento di rendere lecito, esplicitamente nei casi di estrema arroganza o implicitamente con abili sotterfugi tecnici, condotte, comportamenti e prassi che in qualsivoglia Paese civile sarebbe ritenuto illecito o immorale (e spesso coincidono).

Ecco dunque come: si finge di disciplinare la corruzione ma in realtà si consente e si ritaglia tutta una sfera fondamentale di impunità; si finge di punire il falso in bilancio ma in realtà non esiste più; si finge di inasprire la prescrizione ma questa oramai sia il primo strumento di impunità; si finge di introdurre l’incandidabilità con l’intento di legittimare la candidatura dei mascalzoni; si finge di riformare la giustizia (con piccoli interventi, peraltro spesso a ben vedere peggiorativi) ma in realtà si continua scientemente a mantenerla in stato comatoso al fine di garantire un regime di perdurante inefficienza o in stato di narcosi in favore dei disonesti (la malagiustizia premia i disonesti e danneggia gli onesti vogliamo comprenderlo?); si finge di riformare il fisco (tale è la boutade del Passera transeunte) per mantenerlo nello stato perdurante di trappolone pronto a qualsiasi uso da parte dell’Agenzia delle Entrate (male che vada poi soccombe dinanzi alle Commissioni Tributarie o si fa la mediazione fai da te); si finge di tagliare la spesa pubblica (posso leggere in modo chiaro e trasparente tutti gli enti inutili tagliati ivi incluse le Province, i posti inutili dei dirigenti tagliati, i vitalizi tagliati, le pensioni tagliate, il finanziamento pubblico ai partiti bocciato dal referendum, le auto blu, gli appalti inutili per opere inutili mai iniziate o portate a termine etc.?
Mi è consentito leggere cotale lista?); si finge di tagliare i privilegi (l’Imu per la Chiesa e tanto altro); si finge di operare per l’equità, il rigore e lo sviluppo e si procede all’opposto, rafforzando privilegi e guarentigie. E’ tutta una finta. La finta, prima dei Partiti che hanno egemonizzato la nostra democrazia e la nostra vita. Esoscheletri parassitari. Ora la finta è completata dai tecnici. Quelli della canna del gas.

In quale altro Paese potremmo permetterci una Ministra come l’on. Fornero (come ben censurato ieri da Ostellino su Il Corriere della Sera) che dotata di grande cultura liberista di sinistra (ohibò!), ha prodotto una riforma che vuole già riformare e un numero di esodati che cambia di giorno in giorno al pari dello spread (come certifica pure il Mastrapasqua multipoltronista). E che pagheremo noi, a nostra insaputa. Mica l’onorevole ministra. 
In quale altro Paese potremmo permetterci un ministro come Clini interessato solo a tutelare la politica industriale (avrà mica sbagliato dicastero?) o il moderato Passera (moderato anche nello sviluppo, difatti assente)? Suvvia, siamo seri. Licenziamoli rapidamente e senza reintegro.