Dice che “la riforma delle pensioni è stata la più dura d’Europa”, che la legge di stabilità “è sicuramente migliorabile” e che il decreto corruzione va bene “ma non basta a risolvere il problema”. E quindi, che “non possiamo pensare di avere un altro governo di tecnici non eletto democraticamente: il Paese deve governarlo chiunque vinca le prossime elezioni”.

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, riconosce al governo di Mario Monti di aver riassegnato all’Italia una certa autorevolezza in Europa, ma nulla di più. Squinzi ne parla a più riprese all’assemblea di Unindustria Forlì-Cesena, confermando lo scetticismo che soprattutto negli ultimi tempi circola tra gli industriali italiani rispetto a Monti.  Appena arriva in Romagna, il numero uno di Confindustria conversa con i cronisti e non dispensa troppi elogi all’ultima ‘manovra’ dell’esecutivo: “La legge di stabilità? Ci sono sicuramente dei vincoli di bilancio, lo sappiamo ed è inutile nasconderselo. Però credo che il provvedimento sia sicuramente migliorabile”.

Stessa musica sul decreto anti-corruzione. Squinzi non crede che gli investimenti stranieri nel Paese siano bloccati solo dal proliferare di vecchi e nuovi corrotti, che comunque non rappresentano un problema solo italiano: “Il problema della corruzione c’è in Italia ma c’è un po’ in tutti i Paesi. Aver fatto un decreto è già positivo di per sé. Sicuramente può essere un fattore che contribuisce a facilitare gli investimenti esteri in Italia, ma non è l’unico”.

Insomma, l’operato del presidente del Consiglio e dei suoi tecnici “ha promosso provvedimenti necessari nella direzione giusta, ma non vediamo ancora la spinta forte per la ripartenza”, prosegue Squinzi che tirando le somme osserva: “Sono emersi tutti i limiti di un governo non democraticamente eletto, il governo tecnico serviva nella fase di emergenza. La riforma delle pensioni è stata la più dura d’Europa ma le imprese non hanno protestato più di tanto, bisogna darne atto. Così come la riforma del lavoro non ha aggiunto flessibilità in uscita e non ha ridotto la flessibilità in entrata”.

Il numero uno degli industriali italiani dice di essersi rivolto anche personalmente al premier, invano, per chiedere clemenza sul carico fiscale: “Nel corso di un colloquio personale, tempo fa, ho chiesto a Monti: non potevate martellarci meno di tasse e farci rientrare col pareggio di bilancio in uno-due anni più tardi invece che nel 2013? Monti mi ha risposto che non poteva, ricordando che il precedente governo aveva preso un impegno con l’Europa che lui non ha potuto rinegoziare”, riporta Squinzi.