Alla voce “elezioni primarie”, su Wikipedia si legge: “La ragione delle elezioni primarie è la promozione della massima partecipazione degli elettori alla scelta dei candidati a cariche pubbliche, in contrapposizione al sistema che vede gli elettori scegliere fra candidati designati dai partiti”.

Verrebbe spontaneo pensare che da un termine come “massima partecipazione” ne dovrebbero derivare azioni conseguenti, ma non è così e vale la pena di ricordare quanto scrisse in proposito Charles Lemesle: “si fanno le regole per gli altri e le eccezioni per sé stessi” ed è proprio quello che accade al Partito Democratico dove le regole sono state cambiate in corsa per sbarrare la strada al candidato più temuto: Matteo Renzi.

Su La7, a Piazzapulita, è andato in onda un servizio dal nome inquietante, “il giallo delle primarie”, dove è apparso un Pd che se da un lato chiama i cittadini alla partecipazione dall’altro gli rende difficoltoso l’accesso, come vedremo, anche a costo di scadere nel ridicolo. Lo stesso Bersani, ad una domanda di Sortino (n.d.r sull’impossibilità di votare al ballottaggio per coloro che non hanno partecipato alla prima votazione) ha risposto: “i garanti stanno facendo il regolamento che prevede la possibilità di reiscrizione con delle motivazioni” e di fronte ad un’ipotesi come questa la fantasia incomincia a galoppare e nella mia testa esplode l’allegria.

Mi vedo improvvisamente al seggio, sono in fila con i votanti che non hanno partecipato al primo turno. Quello davanti a me stringe un certificato medico dove si attesta un forte mal di gola esploso il sabato prima, quello dietro ha un certificato di morte che prova la dipartita improvvisa della nonna,  quello al banco di accredito  possiede solo la ricevuta del gommista e viene respinto perché i garanti non hanno inserito la foratura di un pneumatico nell’elenco delle assenze giustificate. E dire che in fatto di regole, prima di giungere a quest’ultima, non hanno scherzato e ne ricordo alcune.

L’iscrizione avviene in un luogo, la votazione in altro. A Firenze, per esempio, nella città dove i Renziani sono particolarmente forti, ci si dovrà accreditare a Cagliari, questo per evitare i famigerati pullman di truppe cammellate. “riempire un aereo è molto più complicato” – ha dichiarato un garante che vuole restare anonimo – “anche se non possiamo escludere la possibilità che il Sindaco Renzi assoldi una flotta di scafisti, ma abbiamo già chiesto alle varie capitanerie di porto di vigilare”. Ma non basta, prima del voto bisognerà sottoscrivere un manifesto pubblico dove ci sarà scritto un po’ di tutto, ne cito alcuni passi: “…viva Marx, …Berlusconi è un poco di buono, …Grillo è un agente della Cia, …Lenin ha fatto bene quando ha requisito il grano ai kulaki perché non volevano i trattori e la riforma agraria, …sono favorevole all’introduzione degli ogm”.

Ovviamente tutti i cittadini italiani dovranno conoscere i nomi dei sottoscrittori. Così facendo i colleghi del votante avranno finalmente la certezza che la recente promozione non è legata all’intrinseca bravura del compagno di scrivania, ma all’attività politica svolta dallo stesso nel tempo libero. I nomi dei sottoscrittori saranno quindi pubblicati sui giornali e compariranno sui tabelloni autostradali. Chi si è recato al voto con l’amante potrà chiedere al presidente di seggio di apporre il suo nome lontano da quello dell’accompagnatrice. Nessuno potrà accreditarsi via internet o farsi teletrasportare al seggio in stile Star Trek. Chi pensa di usare la posta, cosa per altro ammessa per le presidenziali negli Stati Uniti, potrà farlo solo imballando l’elettore stesso, ma le poste non garantiscono la data di arrivo. Stando così le cose c’è solo da sperare che si eviti l’introduzione del codice a barre tatuato sulla mano di ciascun elettore.

Scherzi a parte è davvero triste vedere come il rinnovamento della classe politica, tanto invocato dai cittadini, sia messo sotto scacco da regole e cavilli di ogni sorta, tutti tagliati su misura per tentare di preconfezionare il risultato; ma, d’altra parte, in un paese dove si truccano le partite di calcio come si può pensare che la stessa cosa non possa accadere per quelle politiche?