Qui al Nord c’è un’istituzione in cui la democrazia è bloccata da 17 anni. No, non ci riferiamo alla Regione di Roberto Formigoni. Perfino peggio, da un certo punto di vista. È un luogo dove i giochi di potere hanno cristallizzato un sistema bloccato che ha impedito ogni ricambio. È l’Università Statale di Milano, da 17 anni governata dall’eterno rettore Enrico Decleva (per 11 anni rettore vero e proprio, per 6 prorettore). Ora alla Statale si vota per eleggere il suo successore. Ed è come alle prime elezioni libere in Romania dopo la caduta di Ceausescu: a votare è corso, al primo turno, l’80 per cento dei docenti; cosa mai vista: alle multiple re-incoronazioni di Decleva non partecipava più della metà dei professori e ricercatori. C’è aria di rinnovamento, a Milano. Vuoi vedere che dopo il cambio della guardia realizzato a Palazzo Marino e quello sperato al Pirellone, si volta pagina anche in via Festa del Perdono?

La Statale è un’istituzione importante per Milano, per la sua cultura, per la formazione della sua classe dirigente. Ma è anche un centro di potere, che dispensa posti, incarichi, poltrone, finanziamenti, che ha contatti diretti con centri di spesa milionari (la facoltà di Medicina, per esempio, entra negli ospedali e dialoga con gli uffici regionali). Aprire le finestre alla Statale, dunque, significa cambiare aria a una fetta di Milano.

La situazione attuale è bloccata. Decleva ha consolidato nel tempo un’intoccabile rete di poteri, rapporti, clientele, baronie (sua moglie, Fernanda Caizzi, è stata processata per abuso d’ufficio: assolta in primo grado, in appello è stata provata la sua responsabilità, ma con pena condonata; la Cassazione ha infine annullato la sentenza perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione).

Ha impedito il ricambio generazionale (anche i docenti per bene che hanno, per esempio, la delega all’Expo o si occupano di pari opportunità sono alla soglia della pensione o l’hanno già superata). Ha interrotto i collegamenti con la città (l’università parla solo dell’università e con l’università). Di più: ha insediato un Cerchio Magico che gestisce tutto il potere, una decina di persone vicine all’eterno rettore decide su tutto.

Finite le proroghe, Decleva (è in pensione dall’aprile scorso) ora lascia la poltrona. Il sistema aveva già preparato il ricambio nella continuità: Marisa Porrini, ex preside di Agraria, pacchetto di voti a Lettere.

Per dare un po’ di scelta, in gara erano scesi anche Maria Domenica Cappellini, facoltà di Medicina, medico del Policlinico, moglie di un primario barone del Policlinico ed eterna delegata dell’ex preside di Medicina Virgilio Ferrario, area Cl; Paola Campadelli, ex preside di Scienze, area sinistra; e altri due candidati, Francesco Ragusa (facoltà di Fisica) e Giovanni Lucignani (Medicina, ospedale San Paolo).

A sparigliare, a far saltare per aria ogni accordo, si è candidato Gianluca Vago (Medicina), con un programma di apertura alla città e di rottura con il passato. Un outsider, senza un suo pacchetto di voti, trasversale alle facoltà, solo contro tutti, senza patti con altri candidati, ma con l’intenzione proclamata di rompere i giochi di potere e sciogliere le incrostazioni. A sorpresa, ha vinto il primo turno (562 voti). Lunedì prossimo ci sarà il secondo, poi il ballottaggio. Il vento cambia anche alla Statale?

Il Fatto Quotidiano, 18 Ottobre 2012