“L’intervista la concedo, ma solo se non mi fate parlare del confronto Minetti- Carfagna”. Ma se lo scontro viene fuori da solo, per l’onorevole Mara Carfagna, oggi in visita al convegno bolognese dell’Anci, le domande servono a poco. “Non c’è bisogno che lo dica io che fare politica è difficile e impegnativo, è un’esperienza diretta che le donne che decidono di impegnarsi fanno costantemente e quotidianamente. Non devo certo essere io a ricordarlo”.

Una dichiarazione di fatica e lavoro che fa subito scalpore se messa a confronto con le parole della consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti che poco tempo fa aveva detto in un’intervista a Domenica Live che “non è necessario essere preparati per fare politica”. Mara Carfagna non ci sta ad essere messa sullo stesso piano e dice: “Credo che la mia breve ma intensa esperienza politica dimostri che ho indirizzato la mia attività e il mio impegno secondo tutt’altri criteri, a cominciare dallo studio, dall’impegno, dal sacrificio, dalla dedizione e dallo spirito d’abnegazione. Credo che siano questi valori a cui chi fa politica debba ispirarsi quotidianamente”.

A dirlo è Mara Carfagna, uno dei ministri più discussi del governo Berlusconi, dicastero delle pari opportunità difendendo la sua attività davanti alle tante donne sindaco d’Italia. A parlare per lei, in dimostrazione di questo spirito d’abnegazione, ci sono i fatti e le azioni concrete di quando era ministro. “Credo che i comuni, – continua Mara Carfagna, – siano i luoghi di crescita delle pari opportunità, sia nel profilo della produzione delle politiche di genere, sia di fronte all’affermazione della democrazia paritaria. Lo dico perché in Italia, la percentuale di donne sindaco è maggiore rispetto a quella delle donne parlamentari”. 

E questo, dice il deputato, grazie anche ad un’azione che lei fece nel 2011 in collaborazione proprio con l’Anci: “Io volli lanciare una campagna rivolta ai sindaci italiani non solo perchè prendessero l’impegno di promuovere serie politiche di parità, ma anche per una maggiore presenza di donne all’interno delle liste. Quella campagna andò bene, anche perché aumentò il numero delle donne”. Senza dimenticare, continua la Carfagna, il disegno di legge sulla doppia preferenza di genere che “contiene l’obbligo per i sindaci di riequilibrare la rappresentanza all’interno delle giunte. Questo si è unito ad altri che erano già in Parlamento quindi è diventato un provvedimento trasversale. Se approvato darebbe il via libera a giunte più rosa dove il rosa non è solo un colore gradevole ma è soprattutto indice di maggiore attenzione”.

Una Carfagna tranquilla e decisa, ma che non risparmia attacchi dal sapore moralizzatore a chi cerca di screditare il suo lavoro. Per il futuro del Partito delle Libertà e in risposta al vento di rottamazione che da destra a sinistra sta investendo i partiti politici, Mara Carfagna difende a spada tratta il ruolo di Silvio Berlusconi: “Credo che ci vorrebbe più misura nelle parole e nei comportamenti, vista anche la delicatezza della situazione del paese. Credo che Berlusconi qualunque sia il ruolo che intende giocare sia imprescindibile per il futuro del partito. Credo che sia importante formare il ruolo della classe dirigente e ripartire dalle idee, dai valori e dai contenuti”.

Risponde a tutto l’ex ministro, senza paura di attaccare o smascherare i colleghi. Su un solo punto, però, si irrigidisce e interrompe l’intervista: la vittoria della causa per diffamazione contro Sabina Guzzanti che dovrà versarle 40 000 euro.“Non commento. Sono altre le vittorie”. E alla comica che si era augurata di sapere quei soldi in beneficenza dice: “Non decide Guzzanti, ho vinto grazie a delle accuse infamanti. Io la beneficenza la faccio e come tutti quelli che la fanno non dico a chi, come e quando”.