“Gentile cliente Kindle, abbiamo buone notizie. Hai diritto ad un certo credito per alcuni degli ultimi e-book che hai acquistato, a seguito di vertenze giuridiche tra i principali editori di e-book e un gruppo di avvocati della maggior parte dei territori degli Stati Uniti, compreso il tuo”. Questo è l’incipit di una mail che Amazon ha inoltrato ad un gran numero di clienti statunitensi. Alla base della decisione ci sarebbe ancora una volta l’accusa di un cartello sul prezzo dei libri in formato digitale su cui da tempo sta indagando l’antitrust a stelle e strisce. Non tutti i clienti hanno però ricevuto la comunicazione: solamente quelli che hanno comprato e-book di Hachette, HarperCollins e Simon & Schuster tra l’aprile del 2010 e il maggio del 2012. Queste tre case editrici hanno infatti deciso di patteggiare di fronte ai giudici anziché ricorrere a una difesa giudiziaria come hanno invece messo in campo Apple, Penguin e Macmillan.

Una sorta di ammissione di colpa che evidenzia l’esistenza di un vero e proprio cartello dei prezzi volto a penalizzare la concorrenza oltre che gli utenti finali. Secondo le stime degli avvocati il rimborso potrà andare da un minimo di 0,90 ad un massimo di 1,32 dollari per ogni e-book acquistato e sarà consegnato a tutti i clienti Amazon il prossimo febbraio. Una situazione che mette in difficoltà la difesa di chi è ricorso al giudizio del tribunale che, oltre a negare ogni coinvolgimento, dovrà anche smentire di aver applicato meccanismi simili. “Oltre al rimborso – continua la mail di Amazon – la sentenza impone delle limitazioni sulla capacità degli editori di fissare il prezzo degli e-book. Riteniamo che queste decisioni siano una grande vittoria per i clienti e siamo ansiosi di ridurre i prezzi dei libri Kindle in un prossimo futuro”.

Un’importante vittoria per l’associazione dei consumatori, un piccolo rimborso per gli utenti ma, a ben vedere, una cifra davvero irrisoria per le case editrici: si stima che nel periodo preso in esame siano stati incassati quasi 70 milioni di dollari. Un problema, quello del prezzo dei libri in formato digitale, che ha fatto molto discutere tra il cosiddetto “modello agenzia” alla Apple (dove gli editori scelgono il prezzo liberamente), rispetto ad un sistema in cui sia il distributore a scegliere il prezzo di vendita dei prodotti. “Non sono un avvocato, – è il commento di Marco Calvo, esperto in editoria digitale e presidente di Liber Liber, che promuove una biblioteca digitale e un archivio musicale ad accesso gratuito – ma il comportamento dall’antitrust Usa mi è sembrato poco efficace. Il mercato della cultura è lontanissimo dal funzionare bene, ma non mi pare il cosiddetto ‘modello agenzia’  di Apple la stortura da correggere”. Al contrario, spiega, “mi pare il metodo più equo e liberale. Se poi gli editori approfittano di questa possibilità, si accordano fra loro, vietano ai distributori gli sconti e aumentano i prezzi, il problema si pone”. Per Calvo il difetto principale è da ricercare “nella lentezza delle authority a stroncare i comportamenti scorretti e più in generale i cartelli commerciali. Queste authority non mettono paura a nessuno, nemmeno negli Stati Uniti”. Perché, conclude, “il risultato è che se sei una multinazionale il ‘crimine’ paga”.

Un problema che in Italia è presente, ma largamente ridimensionato se rapportato ai grandi numeri dell’editoria digitale americana. “Sembrerà strano – continua Calvo – ma credo che il problema principale, più che i prezzi, sia l’assenza di un sistema valido per i pagamenti elettronici. Un tema spesso ignorato, anche dai diretti interessati, che si affidano ciecamente a un sistema obsoleto, costoso e pericoloso come le carte di credito. Finché comprare online si porterà dietro i difetti di sistemi di pagamento concepiti negli anni ’40 (le carte di credito sono ancora oggi formalmente assegni al portatore) tutta la rivoluzione digitale procederà a mezzo regime”. Per anni, osserva, “ho sentito dire da tutti, anche persone informate, che su internet funziona solo il gratuito. Vero, ma solo perché non c’è un sistema di pagamento elettronico che funziona. Gli ostacoli a sistemi alternativi, a costi di commissione sostanzialmente zero, sicuri e facili come un SMS, non sono di natura tecnica. Ma solo legale e commerciale. Trovo che questo sia il vero problema dell’editoria elettronica, oggi”.

Sul rimborso, poiché il procedimento è stato avviato dall’antitrust statunitense, non sembra che per ora ci siano grosse possibilità per i clienti italiani ma il patteggiamento (leggasi “ammissione di colpa”) potrebbe trasformarsi in un precedente storico, importante e scomodo. Amazon Italia, contattata per avere chiarimenti sulla situazione nel nostro Paese, ha preferito non commentare la vicenda.