Come direbbe Giulio Cesare, “Italia est omnis divisa in partes tres”: il partito della legalità, il partito dell’impunità, il partito dei quaquaraquà. Quest’ultimo è decisivo, poiché denunciando come manichea l’intransigenza nella lotta contro l’impunità, garantisce i “porci comodi” di ladri corrotti e mafiosi. Col belletto della buona coscienza “moderata”, per soprammercato.

In quale partito collocare persone e comportamenti è alla portata di ogni (e)lettore. Un Parlamento che vota una legge “anticorruzione” che rende più facile la vita ai politici concussori non è certo arruolabile nel partito della legalità.

Credo invece che quest’ultimo sia nel paese ancora in schiacciante maggioranza. Ma che se resta impotente, se quello dell’impunità può continuare a spadroneggiare, serpeggerà sempre più forte tra i cittadini la tentazione di farsi quaquaraquà, dedicarsi al “particulare”, lucrare qualche briciola della torta corruttiva, trattare da “fesso” chi rispetta le leggi.

L’impotenza del partito della legalità non è affatto una fatalità, però, come troppi ormai si sono rassegnati a pensare. Possiamo reagire. Con la mobilitazione e con iniziative istituzionali, utilizzando in sinergia il web, la piazza, le procedure che la Costituzione offre.

Immaginiamo ad esempio di elaborare a tambur battente (col web si può) un pacchetto di proposte di legge che colpiscano davvero il marcio della Casta, i suoi intrecci affaristici e/o mafiosi e tutti i suoi privilegi (che hanno nome “Legione”). Di lanciare una raccolta delle 50 mila firme con cui il Parlamento verrebbe costretto a esaminarle e votarle, e di farne il banco di prova per tutte le forze (tradizionali o create ex-novo) che in primavera si presenteranno alle urne. Pacchetto che preveda l’introduzione del reato di “ostruzione alla giustizia” con pene americane, l’abrogazione di tutte le leggi “ad personam” e della prescrizione dopo il rinvio a giudizio, il ripristino (aggravato) del falso in bilancio, l’altolà alle “consulenze”, il limite di due mandati, la non-candidabilità dopo una condanna in primo grado, le manette agli evasori, la trasparenza (pubblicazione sul web) di tutti gli atti pubblici e dei patrimoni dei pubblici funzionari…

Immaginiamo. Si può. Vogliamo cominciare?

Il Fatto Quotidiano, 16 Ottobre 2012