Ho i capelli più lunghi perché non ho più tempo. Non c’è altro motivo. È che ho deciso di tenermi lontana dalla campagna elettorale, e avrei dovuto farlo altre volte, forse. Il fatto che io sia Segretario di Stato mi ha facilitato il compito. Nel 2012 ho viaggiato in 42 paesi. Finora intendo. Ho dovuto arginare il moralismo di Wikileaks riguardo i nostri dispacci diplomatici, incoraggiare il presidente Bashar Assad a lasciare il paese e cedere il potere, invitare Kim Jong Un a invertire il corso immaginato e tenuto da suo padre, e ho anche aperto un blog su tumblr che, in Aprile – non sempre il più crudele dei mesi – è diventato molto popolare.

Tempo per i capelli, poco e pure Paese che vai parrucchiere che trovi. La mia idea che conferma le mie dichiarazioni – una volta era l’inverso – è abbandonare la vita pubblica alla fine di quest’anno. C’è chi dice che possa essere il candidato democratico per le presidenziali del 2016, che possa diventare Presidente. Dopo essere stata la first lady, la moglie del Presidente, dal 1993 al 2001. Che è quasi come essere riconosciuta indelebilmente e per sempre come un’attivista delle unioni gay. Io invece voglio solo tornare alla mia mondanità privata e tagliarmi i capelli. D’altronde come osservava Somerset Maugham “Solo una persona mediocre è sempre al suo meglio”. E io, anche se non sono una persona mediocre, mi preferivo con un taglio di capelli anni novanta, newyorkese, pulito. Al mio meglio. Come sulla copertina della mia autobiografia, quella pubblicata, Living History. Anche se gli anni novanta erano già finiti. Specifico “pubblicata” perché mi pare di non aver fatto altro che scrivere la mia autobiografia, mi sono sempre pensata in terza persona, come il rappresentante della classe media americana, media dell’Illinois, dunque, più media.

Non sono nata né First Lady, né senatore. Non sono nata democratica e nemmeno avvocato. Non sono nata moglie, madre o amante. Mio marito di più. “E sono stata libera di fare scelte che per la generazione di mia madre erano assolutamente indisponibili in America e che, a oggi, sono inconcepibili per molte donne nel mondo”. Anche in qualcuno degli ultimi 42 paesi visitati. Diritti come essere la donna del Presidente e il Presidente. Diritti delle donne a essere anche tutto. Come ho detto più volte i diritti delle donne sono i diritti dell’uomo e i diritti dell’uomo sono i diritti delle donne. Sembrava un gioco di ruolo, ma non lo era. E ho parlato nonostante i mie capelli.

In tempi veramente duri, per quanto continuassi a pensarmi alla terza persona, ho dovuto prendere decisioni in prima persona – riforma sanitaria all’inizio degli anni novanta, controversia WhiteWater e Travelgate, Monica Lewinsky e la sua cotonatura, mia elezione al senato – lì i capelli erano perfetti – ho detto di fronte al Congresso degli Stati Uniti d’America di essere “come una madre, una moglie, una figlia, una sorella, una donna”. Ed è stato un grande spot. Quindici anni dopo, quando Michelle Obama si è presentata alla convention democratica di Denver ha usato quasi esattamente le stesse parole, e spero che anche la prossima faccia lo stesso, e spero di ripeterlo io stessa, nel 2016, quando stanca della mia mondanità privata e con un soddisfacente taglio di capelli, sarò pronta per una mondanità pubblica. Queste elezioni, invece, le guarderò in televisione, tanto la politica è diventata una faccenda di share. Dovunque io sia. La televisione, al contrario dei parrucchieri, è quasi sempre la stessa. E il parrucchiere è più importante.

Chiara Valerio è nata a Scauri nel 1978, ha studiato matematica ma vive di lettere. Oggi abita a Roma. È redattore di Nuovi Argomenti e di Nazione Indiana. Tra i suoi ultimi libri per Nottetempo ha pubblicato “Nessuna scuola mi consola” (2009) e il romanzo, “La gioia piccola di essere quasi salvi” (2009). 

(Foto Lapresse)