Riunificare il fronte del lavoro, oggi frammentato in tanti rivoli dalle sciagurate ed irrazionali leggi che si sono accumulate nel corso degli ultimi anni, apparentemente prive di ratio se non quella di indebolire il singolo lavoratore e la singola lavoratrice assoggettandoli a ogni genere di arbitrii e ingiustizie, deve costituire un imperativo prioritario per chiunque si ponga seriamente l’obiettivo di trasformare l’Italia in un Paese equo, solidale e serio.

La tutela del lavoro corrisponde peraltro al dettato della nostra Costituzione, a norma del cui art. 1, troppo spesso dimenticato e trascurato, quando non apertamente violato e vilipeso dalla classe politica dedica a banchetti e grassazioni, la Repubblica italiana è per l’appunto fondata sul lavoro.

Lavoro di ogni genere. Anche, e si sarebbe tentati di aggiungere soprattutto, lavoro precario. Che è quello peraltro che si trova in giro, con conseguente scadimento del livello di vita e della dignità sociale di una crescente parte della popolazione, specie giovane, e anche dell’inevitabile peggioramento della qualità delle prestazioni lavorative e dei livelli di produttività, innovazione e sostenibilità del sistema Italia nel suo complesso. A meno di voler valutare questi ultimi, come fa questo governo, dal gretto, miope e in ultima analisi suicida punto di vista delle convenienze immediate e meschine della parte peggiore della classe padronale.

Non possiamo quindi oggi non preoccuparci, anzitutto, dei precari e delle precarie. Per restituire valore alle persone e alla democrazia.

Consapevoli di ciò, l’Associazione dei giuristi democratici e il Forum diritti lavoro, hanno presentato nei giorni scorsi quattro proposte di referendum, che si aggiungono, integrandosi armonicamente con loro, a quelli già formulati sull’art. 18 e il diritto alla contrattazione dell’insieme dei lavoratori. 

Ma vediamo il merito dei quesiti proposti, affidandoci alla penna di due indiscussi specialisti in materia, gli avvocati Carlo Guglielmi e Roberto Lamacchia:

“1. Con il primo si chiede l’abrogazione della previsione contenuta nella riforma Fornero per cui il primo contratto (a termine o somministrato) può oggi essere acausale per 12 mesi; la gravità della previsione è autovidente – è norma infatti che consentirà ad un datore di avere una fabbrica di soli precari purché li sostituisca ogni anno integralmente – e riteniamo sia quesito assai opportuno anche per sgombrare la grande mistificazione secondo la quale a base della riforma Fornero vi sarebbe un “compromesso” e cioè la sostanziale cancellazione dell’art. 18 in cambio di un contrasto alla precarietà che invece con questa previsione viene potentemente aumentata; 

2. Con il secondo quesito si chiede si chiede l’abrogazione dell’art. 32 del collegato lavoro di Sacconi che è quella norma che (in perfetta simmetria di quanto oggi previsto con l’art. 18 depotenziato) limita il danno per i precari (da 2,5 a massimo 12 mensilità indipendentemente dalla durata del processo e dall’entità dello stesso) e fissa rigidissime doppie decadenze per tutte le cause di lavoro precario (co.co.pro., co.co.co, somministrazione) e per il trasferimento dei lavoratori e dell’azienda, decadenze che nei fatti per lo più impediscono proprio ogni possibile reazione giudiziaria all’abuso; …

3. Infine riteniamo sia impossibile riprendere il bandolo della frantumazione del lavoro senza tornare alla legge 30 di cui chiediamo sia l’abrogazione integrale sia, al fine di assecondare la giurisprudenza della corte Costituzionale, l’abrogazione di quegli istituti che più hanno inciso per l’appunto sulla rottura tra imputazione formale del rapporto e reale datore di lavoro”.

Per ulteriori spiegazioni tecniche e il testo integrale dei quesiti rinvio al sito dei giuristi democratici.

Mi pare che questi ultimi, ai quali mi onoro di appartenere da oltre vent’anni, dopo aver collaborato in modo decisivo alla redazione dei quesiti relativi agli altri referendum, diano, con questa ulteriore proposta, un nuovo importante contributo alla realizzazione dei diritti dei lavoratori e all’attuazione dei principi fondamentali della Costituzione repubblicana, come del resto da loro mandato statutario

Di fronte a una classe politica che, al di là delle chiacchiere, si mostra sempre più sorda e refrattaria a fare proprie le istanze dei cittadini, specie su di un tema fondamentale come il lavoro, il ricorso al referendum si dimostra sempre più un mezzo necessario ed efficace per la tutela dei nostri diritti.