Sarò un illuso ma penso che Andrea Vianello nella sua trasmissione Agorà dovrebbe raccontare ai telespettatori come stanno le cose sulla questione Santanché-Bpm. Le carte pubblicate dal Fatto parlano chiaro e smascherano le bugie dette dall’ex sottosegretario venerdì scorso spiegando benissimo perché appena ha sentito nominare la Bpm e l’inchiesta di Milano, prima ancora che terminassi la domanda, in modo apparentemente incomprensibile mi ha insultato dicendo “Lei è uno stronzo”, ripetendo l’insulto una seconda volta e aggiungendo: “lei spara cazzate”. Dopo avere capito che la tecnica dell’insulto per cambiare discorso non funzionava, Santanché ha usato la seconda via, quella della menzogna, e ha detto due balle: la prima è “Non me li ha dati (i soldi, ndr) la Banca Popolare di Milano” e la seconda è che sarebbe stata svantaggiata rispetto agli altri imprenditori proprio in quanto imprenditore-politico, perché “quando viene deliberato qualsiasi atto prima di fare qualcosa con un imprenditore che è anche un politico noi abbiamo sopra il comitato un altro controllo”.  

I telespettatori hanno spento la tv venerdì avendo nelle orecchie, oltre alle parolacce, queste affermazioni. Le carte che pubblichiamo da ieri sul sito dimostrano il contrario. Andrea Vianello era stato già protagonista di un abbandono degli studi da parte di Daniela Santanché e quindi probabilmente attento a non urtarla, non ha stigmatizzato gli insulti né ha dato tempo al giornalista in studio di replicare alle balle. Per ristabilire un minimo di verità e di decenza, però Vianello potrebbe spiegare (magari facendo risentire quanto da lei affermato) che la Santanché ha avuto molti soldi da Bpm e che la sua pratica non è passata dal doppio controllo previsto per i politici, come lei ha affermato in trasmissione. Anzi, le imprese dell’ex sottosegretaria hanno avuto credito per 6 milioni di euro senza presentare garanzie, se non di natura morale: lettere di patronage della società capogruppo, cioè alla fine della fiera, della stessa Santanché. In pratica la banca le dava credito sulla fiducia, visto che le fatture verso i clienti della sua società, presentate per ottenere milioni di euro di anticipo, poi non venivano pagate in un crescendo di inadempimento che alla  fine arrivava a sfiorare l’80 per cento dei casi.

La ragione per cui esiste una trasmissione su Rai 3 condotta da un giornalista non è solo quella di fare ascolto, magari rendendo vivace il talk con ospiti effervescenti fino al turpiloquio. La ragione di esistenza della trasmissione dovrebbe essere (almeno anche) quello di informare i cittadini al meglio su chi li ha governati e aspira a governarli. Altrimenti tanto varrebbe togliere il titolo alto di Agorà e ripiegare su “Il bar della parolaccia” o l’”Osteria di chi la spara più grossa”.

La mia domanda posta alla Santanché era lecita; la risposta, con insulti e balle, no. Spetta al conduttore mantenere il patto di fiducia con i telespettatori. Se un politico spara balla in tv e insulta chi cerca di ristabilire la verità il problema non è solo dei due contendenti. Daniela Santanché durante il dibattito rivendicava di essere un’imprenditrice; si presentava come una paladina dell’etica e del rinnovamento in politica; chiedeva ripetutamente alla giovane rapprentante di Sel, Elena Piccolotti, “non so lei che lavoro faccia” o “lei che lavoro fa?”. In quelle circostanze sarebbe stato assurdo non porre a Daniela Santanché una domanda sull’intercettazione pubblicata dal Fatto e sul suo conflitto di interessi di politico-imprenditore che da un lato seguiva con attenzione l’evoluzione della partita per il comando della Bpm e dall’altro chiede credito alla stessa banca, mediante la stessa persona, Antonio Cannalire, consulente della banca e ora finito agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere insieme all’ex presidente di Bpm, Massimo Ponzellini.

Andrea Vianello è un giornalista serio e un conduttore equilibrato. Tutti sappiamo quanto sia importante avere ospiti che fanno spettacolo in studio quando si fanno i talk politici che devono fare i conti con lo share e l’auditel. Però c’è un limite: non si può permettere a un politico di mentire ai cittadini e insultare i giornalisti impunemente.

Se in Germania il presidente della Repubblica si è dimesso per un prestito da mezzo milione a tassi di favore e in Italia Daniela Santanché può dire stronzo a un giornalista che le chiede conto dei 6 milioni di euro ottenuti come anticipo fatture e aperture di credito dalla Bpm, senza una garanzia seria, la colpa forse è anche di come si fa informazione nelle televisioni dei due paesi.