“Non voterò mai più l’Italia dei valori e sceglierò te solo se andrai via da quel partito…”. È il testo di un Sms – firmato da un elettore – arrivato in queste ore ad Alessandro Cardente, consigliere circoscrizionale del IV municipio di Roma. Un segnale chiaro – tra i tanti pervenuti in questi giorni – dei malumori nella base dell’Idv. L’indagine su Vincenzo Maruccio, capogruppo regionale Idv, accusato di peculato dalla procura di Roma per aver sottratto 780 mila euro, dalle casse del gruppo, ha indignato la base del suo partito.

Secondo gli inquirenti, i fondi destinati al funzionamento dei gruppi, sarebbero stati trasferiti su conti personali dello stesso Maruccio. Ricordiamo che il partito di Antonio Di Pietro riceveva – per i suoi cinque consiglieri regionali – un rimborso (per il funzionamento del gruppo) pari a 1 milione e 200mila euro. Questa notizia – pubblicata circa due settimane fa – aveva già creato malumori, nella base dipietrista che – completamente ignara – ha chiesto più volte, al gruppo laziale dell’Idv, di fare chiarezza su quelle cifre.

Due giorni prima dell’avviso di garanzia a Maruccio si era svolta una riunione dei sostenitori Idv, in cui l’ex capogruppo (presente all’incontro) venne pesantemente contestato dalla platea per non essersi opposto all’aumento dei fondi ai gruppi regionali. “Quando a gran voce – racconta un militane – durante l’assemblea è stato chiesto a Maruccio, di spiegare in che modo era stato usato quel contributo altissimo, lui ha palato d’altro, della sua busta paga, scatenando l’ira di tutti ”. Situazione peggiorata negli ultimi giorni: l’ipotesi al vaglio dei pm, infatti, è che i movimenti continui e anomali di Maruccio, sui suoi dieci conti, servissero a far perdere traccia della loro effettiva destinazione. Non ostentava – come il collega Fiorito -spese per Suv, cene, vacanze e feste ma, svuotando poco a poco le casse del gruppo regionale, avrebbe fatto operazioni di piccolo cabotaggio.

“Se Vincenzo Maruccio è colpevole, deve ritirarsi dalla politica per tutta la vita”, dice Alessandro Cardente, consigliere del IV municipio di Roma. Quando Roberto Soldà, Segretario romano Idv da cinque anni e mezzo, scopre che anche nel suo partito si è abbattuto un nuovo “caso Fiorito” cade dalla sedia. E’ incredulo da ciò che legge sui quotidiani: “Abbiamo lavorato gomito a gomito fino all’altro ieri – dice Soldà – non so che dire, sono sconcertato”. Poche migliaia di euro in questi due anni e mezzo ha visto la base del partito romano, erano sempre in affanno. “In questi giorni – precisa il segretario del partito- c’è un appuntamento importante, la presentazione dei referendum e non sappiamo cosa dire a chi, da volontario, faceva volantinaggio e piantonava i banchetti per la raccolta delle firme”.

E se c’è chi – come Soldà – non sa cosa dire ai volontari del partito, c’è anche chi, come Andrea Palma, tesoriere dell’Idv regionale, non intende dare spiegazioni. Non al Fattoquotidiano.it, almeno, visto che ci risponde: “Sulla questione non intendo parlare”. E tra i più indignati, c’è il giovane Andrea Montanari, vice coordinatore Idv del XIX municipio della capitale che tra i componenti del gruppo laziale, non fa distinzioni: “Da una parte c’era chi banchettava a sproposito con i soldi pubblici, dall’altra c’era chi faceva i banchetti, tra la gente, per raccogliere le firme per l’abolizione dei costi della politica”. Per Montanari molti sostenitori dell’italia dei valori, alle prossime elezioni voteranno il Movimento cinque stelle e la responsabilità è di tutti i consiglieri Idv della Pisana: “ Dov’erano i cinque signori (consiglieri regionali Idv, ndr) quando venivano decuplicati i fondi per i gruppi? Non possono dire di essersi distratti un attimo”.

Non si risparmia neanche il nuovo capogruppo, Anna Maria Tedeschi, che invece ha mostrato sempre fiducia sul comportamento di Maruccio e commenta: “Sono accordi verbali – dice Tedeschi – presi in commissione bilancio e in ufficio di presidenza, di cui non faccio parte”. Sa molto bene che la base è infuriata con loro e la soluzione per il neo capogruppo è quella di mettere online periodicamente tutti i bilanci. “Anche le candidature –spiega Tedeschi- devono essere online, per il vaglio degli utenti della rete, ma questa è solo un’ipotesi nascente”.